Con Alphonse Mucha. Un trionfo di bellezza e seduzione, Palazzo Bonaparte, già punto di riferimento per le grandi retrospettive in Italia, si presta perfettamente ad essere il palcoscenico di una mostra monumentale dedicata al rinomato artista ceco. L’esposizione, curata da Elizabeth Brooke e Annamaria Bava sotto la direzione scientifica di Francesca Villanti, è prodotta da Arthemisia in collaborazione con la Mucha Foundation e i Musei Reali di Torino, e apre a un dialogo tra epoche e linguaggi visivi sul tema della femminilità. Con il patrocinio dell’Ambasciata Ceca, della Regione Lazio e del Comune di Roma, l’evento è sostenuto dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale con Poema, realtà che si è imposta sullo scenario internazionale, in particolar modo nel settore artistico, e che ne valorizza la portata culturale, consolidando il valore pubblico dell’arte come strumento di condivisione e riflessione.

1897, © Mucha Trust 2025


Afferma la Prof.ssa Alessandra Taccone, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale: «Questo inizio d’autunno vede rinnovarsi la partnership di successo tra la Fondazione Terzo Pilastro e Arthemisia – dopo le grandi mostre di Botero, Munch ed Erwitt – nel segno di Alphonse Mucha, protagonista di spicco dell’Art Nouveau e cantore raffinato della bellezza e dell’eleganza femminili. Artista poliedrico, il quale si è cimentato, oltre che con la litografia e la pittura, anche con la fotografia, la scenografia, il design e la pubblicità, Mucha ha influenzato sensibilmente i linguaggi espressivi dell’Europa di inizio Novecento, interpretando con il suo stile iconico lo slancio progressista di un’epoca di grande rinnovamento sociale, economico e tecnologico. Le sue donne, conosciute in tutto il mondo, sono ammalianti, determinate, moderne nelle espressioni, nelle pose e nella gestualità: in una parola, sono protagoniste e non comprimarie».

«Ma ciò che a mio parere rende grande Mucha, oltre al fatto di aver portato l’arte nelle strade trasformando in capolavori i manifesti promozionali di spettacoli o prodotti di consumo – continua la Professoressa – è l’alto valore etico che egli assegnava alla creazione artistica: portatrice di un messaggio universale, accessibile a tutti e di immediato impatto, soprattutto capace di veicolare contenuti di spessore concettuale – come quelli legati al suo patriottismo – grazie ad un registro leggiadro e seducente, filtrato dai canoni dell’estetica, dell’edonismo, del decorativismo».

1899, © Mucha Trust 2025


1900, © Mucha Trust 2025
Il percorso espositivo raccoglie un corpus ricchissimo di oltre 150 capolavori, consentendo al visitatore di immergersi nel visionario eclettismo di Alphonse Mucha e documentando l’evoluzione dello stile Art Nouveau nel contesto internazionale. Completano la narrazione, una selezione di lavori come La contessa De Rasty di Giovanni Boldini o Semiramide (A Babilonia) di Cesare Saccaggi, ma anche statue antiche, opere rinascimentali, arredi e oggetti. «Nei momenti più buii della storia – riflette la Presidente di Arthemisia Iole Siena, durante la conferenza stampa di presentazione, – arte e bellezza sono sempre le risposte giuste e ciò a cui dobbiamo anelare, affinchè si annienti quello che di brutto accade nel mondo. Siamo davvero orgogliosi di presentare un progetto come questo, che raccontano la capacità degli uomini di creare meraviglia».




Ciò che infatti immediatamente si percepisce, ancor prima dell’indiscusso talento di Mucha, è un’arte che non si limita ad essere solo esteticamente bella alla vista: è la storia di un’arte redentrice, che oltrepassa barriere linguistiche e culturali, che parla a tutti coloro che vi si imbattono grazie a quel linguaggio visivo così ricco di suggestioni: dai Preraffaelliti alle xilografie giapponesi, dalla bellezza organica della natura alla raffinatezza decorativa bizantina e slava. «L’intera umanità doveva trarre beneficio dal suo lavoro, chiunque vedeva la sua arte doveva essere felice – spiega il Presidente della Mucha Foundation nonchè avo dell’artista – poichè dalla felicità scaturisce gentilezza».

1485-1490. Su concessione del Mic – Musei Reali, Galleria Sabauda, Torino

Venere, 1490-5 ca. Su concessione del Mic – Gallerie degli Uffizi, Firenze
Le opere che il palazzo seicentesco accoglie sono testimonianza concreta di una Parigi che agli albori del Novecento è al suo massimo splendore; è il ritratto di una donna consapevole – elemento centrale e predominante delle composizioni del genio ceco – determinata, bellissima, che con coraggio, rivendica libertà, diritti sottratti e non necessita di alcuno sguardo maschile per emergere. Chiave di lettura e ospite d’onore, grazie all’eccezionale prestito della Galleria Sabauda di Torino, è la Venere di Botticelli, che – chiarisce la curatrice Annamaria Bava – accomuna l’immaginario visivo dell’artista rinascimentale al padre dell’Art Nouveau: «l’importanza che la bellezza assume come armonia superiore». Una bellezza che non è visiva, ma veicolo di valori intellettuali e spirituali, figlia di un’arte – come lo stesso Mucha riteneva – che accresce l’animo e l’intelletto. Un’arte del popolo, di tutti, eterna e immortale come il progresso dell’uomo.


