Seyed Alavi, l’artista che ha trasformato in opera un aeroporto della California

The Flying Carpet, a Sacramento c'è un tappeto monumentale attraversabile che accoglie i viaggiatori che arrivano da fuori

Trasformare un gesto quotidiano – camminare su un pavimento – in un’esperienza estetica inattesa. È con questo intento che l’artista iraniano-americano Seyed Alavi ha collaborato nel 2005 con Ulster Carpets per realizzare un’opera tanto insolita quanto affascinante: un gigantesco tappeto che riproduce, attraverso un mosaico tessile, le vedute aeree di Sacramento e del suo territorio.

L’opera, intitolata The Flying Carpet, è collocata sul ponte pedonale che collega il terminal dell’aeroporto internazionale di Sacramento al parcheggio multipiano. Si tratta di un grande tappeto in lana che raffigura dall’alto il corso del fiume Sacramento, trasformando un’infrastruttura di passaggio in un’esperienza sensoriale e simbolica. Ogni viaggiatore che percorre il ponte si muove letteralmente sopra un paesaggio, come se fosse già sospeso in volo. Il camminare diventa così una sorta di preludio al viaggio, un attraversamento che unisce terra e aria.



Il progetto è stato reso possibile grazie alla tecnologia brevettata PSYLO™ Axminster di Ulster Carpets, che consente una libertà totale di disegno e una gamma cromatica vastissima. Alavi ha elaborato immagini aeree di Sacramento, tradotte poi dal team tessile in una superficie capace di reggere la doppia funzione: opera d’arte e pavimentazione calpestabile.

L’opera non si limita a decorare: diventa un dispositivo di accoglienza. Raffigurando il territorio stesso, The Flying Carpet funziona come un “benvenuto” implicito per chi arriva in città. È un modo per radicare un luogo di transito – spesso percepito come neutro e impersonale – a un’identità precisa, rafforzando il senso di appartenenza e di connessione con la comunità locale.

Con questo intervento, Seyed Alavi dimostra quanto l’arte possa ridefinire gli spazi quotidiani, anche quelli più funzionali come un aeroporto. La sua ricerca trasforma un materiale comune come la lana in un supporto poetico, in grado di farci vivere il viaggio già prima del decollo. Un tappeto che non solo accompagna il passo, ma ricorda che ogni volo inizia sempre da terra – da un paesaggio che ci accoglie, che ci trattiene e che, per un attimo, possiamo percorrere dall’alto

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