Le Gallerie d’Italia di Torino, dal 9 ottobre al 1 febbraio 2026, aprono le porte a Jeff Wall con una grande retrospettiva di 27 opere che indagano le tensioni sociali e culturali del nostro tempo. Curata da David Campany, tra i massimi esperti della sua ricerca espressiva, l’esposizione raccoglie alcune delle opere più significative del fotografo canadese, selezionate per coprirne l’intero arco creativo dagli anni Settanta fino ai lavori più recenti e offrendo uno sguardo approfondito sulla sua evoluzione artistica. Il minuzioso percorso curatoriale permette così di percepire la macchina visuale di Wall, il modo attraverso cui costruisce, ricostruisce e rielabora il visibile, rivelando quanto dietro ogni immagine ci sia un pensiero complesso e un’architettura simbolica.



Courtesy of the artist
Considerato uno dei pionieri della fotografia contemporanea costruita, la sua ricerca si muove tra documentazione e messa in scena, trasformando situazioni apparentemente ordinarie in immagini dense di tensione narrativa, ambiguità e poesia visiva. Le fotografie, spesso presentate a grandezza naturale e illuminate tramite lightbox, immergono lo spettatore in un mondo dove il quotidiano si carica di mistero. In esse, Wall esplora temi complessi, dalla natura alla guerra, dalle questioni razziali e di classe alle riflessioni sul genere, con uno sguardo lucido ma profondamente e incredibilmente umano. Non sorprende che la sua opera venga spesso definita cinematografica: ogni scatto rivela una struttura visiva stratificata, ricca di rimandi alla pittura, alla letteratura e al linguaggio del cinema, confermando la sua capacità di superare i confini della fotografia tradizionale.
La costruzione dell’immagine tra realtà e finzione
L’approccio di Jeff Wall alla fotografia si distingue per un uso consapevole della costruzione scenica. Lontano dalla spontaneità del reportage, l’artista progetta ogni dettaglio, dalla luce alla composizione, dalla posizione dei soggetti agli oggetti di scena. Le rappresentazioni non catturano l’istante, ma lo ricreano, spesso dopo lunghi periodi di osservazione, studio e preparazione.

Questo metodo riflette una visione istantanea, concettuale: ciascun ritratto è il risultato di un processo che combina l’osservazione del reale con la sua ricostruzione simbolica. Elementi quotidiani o marginali come un litigio tra passanti, un interno domestico, un frammento di periferia, sono trasfigurati in quadri visivi che interrogano la nostra percezione e il nostro ruolo di spettatori. È in questo equilibrio tra il verosimile e l’artificiale, tra ciò che è accaduto e ciò che potrebbe essere accaduto, che risiede la forza della sua poetica, che non mostra la realtà, ma la mette in discussione, ridefinendola come atto di pensiero.
Jeff Wall. Photographs
Dal 9 ottobre al febbraio 2026
Gallerie d’Italia, Torino


