Fino all’8 ottobre 2025 gli spazi di Label201 a Roma ospitano D’un facile amare, personale di Gianmarco Savioli a cura di Camilla Salvi. Nato come vaccheria attiva fino agli anni Cinquanta, poi luogo di botteghe e dal 2011 riconvertito in distretto culturale, Portuense201 accoglie Label201 con pareti vissute e travi a vista. È dentro questa memoria che le opere crescono per innesto: un giardino interno che si intreccia all’architettura, guidando il passo del visitatore tra luce, vasi e fogliami.

L’esposizione romana
Entrare nella mostra è come imboccare un giardino interno: vasi di terracotta, steli sottili, foglie e corolle si dispongono nello spazio ruvido. È l’affettività a orientare lo sguardo: le opere, in apparenza creature vive disposte in un ambiente familiare, rievocano un rapporto saldo tra umano e natura. A uno sguardo più attento emergono gli innesti e la mano che li compone: ibridi dichiarati che funzionano come dispositivo critico e indicano che ciò che l’occhio coglie nell’istante può essere un’immagine costruita.
Così Gianmarco Savioli mette alla prova la qualità dei legami, chiedendo tempo, pazienza e silenzio per distinguere ciò che esiste davvero da ciò che si esibisce. All’interno dell’architettura scabra di Label201, le composizioni innestate diventano uno specchio delle relazioni contemporanee. La critica all’estetizzazione delle relazioni affettive si articola attraverso potature impossibili e fioriture fuori stagione che disegnano una natura iconizzata, come accade all’amore quando, nella logica della performance, scivola verso la rappresentazione. La filosofia critica invita a leggere questi processi di estetizzazione e di cattura del desiderio come forme di potere che manipolano l’immaginario affettivo, creando dispositivi atti a produrre soggettività compatibili con capitale e consumo.



In questa luce, gli innesti di Savioli agiscono come contro-gesto: rendono visibile l’artificio e chiedono di sospendere il ritmo, esercitando quella “potenza destituente” evocata da Giorgio Agamben e riaprire la possibilità di forme di vita autentiche. Durante l’inaugurazione, tra brindisi e ritrovi, il pubblico attraversa i vasi e riallaccia conversazioni: la cura rientra in scena e restituisce profondità all’incontro reale. Un dettaglio non marginale: il foglio di sala è stampato su carta‑seme in collaborazione con Piantami. Il gesto porta fuori dallo spazio espositivo una possibile rigenerazione, dalla carta nasce una pianta, e rilancia il nesso tra immaginazione e responsabilità.
D’un facile amare restituisce, nel suo giardino d’innesti, l’invito a prendersi tempo: riconoscere la mano che intreccia natura e artificio e riportare la cura al centro delle relazioni, oltre la performance. Per condividere l’esperienza: finissage mercoledì 8 ottobre 2025, ore 19, Label201 Gallery (Roma).

Chi è Gianmarco Savioli
Gianmarco Savioli (Roma, 1996) si è formato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma (triennio e biennio). La sua ricerca attraversa memorie e luoghi in trasformazione, attivando relazioni tra corpo, oggetti e architettura; installazioni e immagini tengono insieme intimità e dimensione collettiva. Tra i progetti recenti: Hic et Nunc (presentato anche come semifinalista al Premio Arte 2019, Milano), Anche tu dormi (mostrato in rassegne come Il cielo in una stanza, Roma, e Note a margine II, Fregene, 2021), La possibilità di appartenere (esposto in contesti tra Fondazione Marco Besso, Roma, e Spazio Iris, Spoltore, 2025). Ha preso parte a mostre in Italia e all’estero e ha ricevuto riconoscimenti, tra cui il primo premio al Porticato Gaetano (2020).


