A Milano, tra via Montenapoleone e Corso Matteotti, Fendi ha inaugurato un luogo che sfugge alla definizione di semplice boutique. Si tratta a tutti gli effetti di un palazzo, termine che non a caso richiama le origini romane della maison. Ospitato in un edificio razionalista progettato da Emilio Lancia negli anni Trenta, il nuovo spazio si articola su quattro piani per oltre novecento metri quadrati, includendo atelier, aree di vendita e i concept restaurant di Langosteria. Un contenitore che coniuga funzionalità e rappresentazione, destinato a diventare punto di riferimento per la città e per l’identità stessa del marchio.

Fendi a Milano incontra l’arte
Sin dall’ingresso, l’esperienza suggerisce il superamento del negozio come luogo di acquisto: Palazzo Fendi è uno spazio di incontro con l’arte. Marmi originali e materiali studiati ad hoc si intrecciano con linee curve, archi e dettagli che evocano l’eredità romana. Opere realizzate in collaborazione con Fondazione Officine Saffi, Fondazione Arnaldo Pomodoro e gallerie come Mazzoleni e Secci trasformano l’edificio in un percorso museale, dove design e arte si riflettono l’uno nell’altra.
Le sale custodiscono una costellazione di lavori che spaziano dalla pittura alla scultura, dalla ceramica all’installazione. Tra i nomi presenti, Daniel Crews-Chubb con il dipinto Where the Wild Things Are, Levy Van Veluw con le sue composizioni simmetriche, e un camerino rivestito da carta da parati ideata da Luke Edward Hall per Rubelli. Non mancano le sculture, come la colonna di Anton Alvarez e le ceramiche colorate di Roger Cal, fino a giungere al trittico Tracce I di Arnaldo Pomodoro, testimonianza di un legame ormai consolidato tra l’artista e la maison. Ogni dettaglio è pensato per dissolvere la distinzione tra opera d’arte e creazione di moda, invitando a un’esperienza estetica totale.


Gli interventi site specific di Piermattei
In questo contesto si inserisce il lavoro di Edoardo Piermattei, che ha contribuito con una serie di interventi site specific. Al piano terra, il soffitto ospita un affresco realizzato con la tecnica personale della sac à poche in cemento, mentre ai livelli superiori, acquerelli e volte tridimensionali amplificano la sensazione di trovarsi in un ambiente sospeso tra architettura e decorazione. Le sue superfici policrome, ispirate tanto al barocco romano quanto a riferimenti contemporanei, sono diventate il fulcro dell’iniziativa Rock the Craft, con cui Fendi mette in dialogo artigianato e arte. Piermattei ha inoltre trasformato le sue forme in una reinterpretazione della celebre borsa Peekaboo, che da oggetto iconico diventa reliquiario contemporaneo, ponte tra memoria e invenzione.
Palazzo Fendi conferma così la volontà di fondere linguaggi, offrendo a Milano non solo un luogo di lusso, ma un paesaggio estetico dove architettura, moda e arte contemporanea convivono in un equilibrio sorprendente.




