«Vedere attraverso», Puppi e il nuovo corpo della percezione

All'Accademia di San Luca quattro videoinstallazioni che disorientano e riorientano lo spettatore, spingendolo oltre i confini tradizionali della percezione

Entrare in una sala con le opere di Daniele Puppi significa misurarsi con un paradosso: ciò che vediamo non è mai la realtà, ma soltanto il riflesso che la luce ci restituisce, condizionato da processi ottici, mentali e percettivi. È su questo crinale tra illusione e reale che si muove l’artista, capace di trasformare la solidità architettonica in spazio vibrante, incerto, instabile. Le sue video-installazioni non si limitano a occupare i muri, ma li erodono, li attraversano, li dissolvono, proiettando lo spettatore in un altrove che non è contemplazione pacificata, ma tensione, claustrofobia, desiderio di evasione.

Il tema del limite, che sia ottico, fisico o esistenziale, è il vero cuore della mostra Eh, lampu! personale dell’artista a cura di Marco Tirelli e visitabile fino al 6 dicembre 2025 nelle sale seicentesche di Palazzo Carpegna dell’Accademia Nazionale di San Luca. Con quattro video-installazioni site specific, Daniele Puppi trasforma lo spazio in un campo sensoriale attraversato da immagini e suoni che sorprendono come lampi improvvisi, destabilizzando lo spettatore e spingendolo oltre i limiti della percezione. L’opera di Puppi afferma la potenza del tentativo, anche quando fallisce, un naufragio sublime proprio perché impossibile.

Fin dagli anni Novanta Puppi ha fatto della video-installazione un linguaggio radicale, sovvertendo l’uso convenzionale del mezzo. I suoi lavori nascono sempre in relazione con lo spazio che li ospita: dopo un periodo di osservazione e sperimentazione, l’artista costruisce opere che dialogano con l’architettura, ne esasperano i limiti, ne rivelano le tensioni nascoste. Tecnologie come videoproiettori, led screen, subwoofer e amplificatori diventano strumenti funzionali per attivare nello spettatore una percezione amplificata e destabilizzante.

Lo stesso titolo della mostra richiama un’espressione del sardo logudorese che esprime meraviglia di fronte a un’improvvisa folgorazione: Eh, lampu! È proprio questo il cuore del progetto: un lampo visivo e sonoro che irrompe nello spazio, disorienta l’osservatore e lo spinge a ripensare il proprio rapporto con ciò che lo circonda. Le opere di Puppi non si contemplano a distanza, ma si attraversano: travolgono il corpo, mettono in crisi l’equilibrio percettivo e trasformano il visitatore in parte integrante dell’esperienza.

Le opere in mostra

«Siamo molto felici di accogliere la mostra di Daniele Puppi, un artista che con il suo linguaggio innovativo rappresenta una voce preziosa del panorama contemporaneo – dichiara Marco Tirelli, ex presidente e curatore dell’Accademia – La sua capacità di fondere sperimentazione e poetica apre nuovi orizzonti espressivi, in sintonia con la nostra missione di tenere vivo il dialogo tra tradizione e contemporaneità».

In Coyote Venus il corpo femminile appare come un’apparizione minerale, sospeso su una roccia, quasi pietrificato. Solo un lieve movimento dei capelli suggerisce respiro e vitalità, in un’immobilità che diventa tensione drammatica. Non è un nudo contemplativo, ma una figura in bilico, intrappolata tra fascino e inquietudine, tra icona e presagio: un’immagine che chiede allo spettatore di confrontarsi con il limite tra bellezza e vulnerabilità.

Con Downtown Tunes, invece, Puppi porta in scena la metropoli come organismo sonoro. Un frammento urbano di Los Angeles si ripete in loop: elicotteri, fari, rumori in sovrapposizione costruiscono un paesaggio che oscilla tra fascinazione e claustrofobia. L’effetto è quello di un assedio visivo e acustico che restituisce la frenesia della città contemporanea, trasformandola in un flusso alienante e ipnotico al tempo stesso. Il Lancio del Sasso (1995-2025) è un’opera-processo iniziata negli anni Novanta e tuttora in progress. Rappresenta un gesto primordiale e atto metafisico: il lancio verso un orizzonte inarrivabile diventa metafora della tensione umana verso l’assoluto, del desiderio di andare oltre pur sapendo che il gesto resterà incompiuto. Un rito minimo e ripetuto che racchiude la poetica di Puppi, quella di misurarsi con il limite, celebrarne la resistenza e trasformarlo in possibilità immaginativa.

Nella serie Cinema Rianimato, Puppi deforma il linguaggio del cartone animato per rivelarne il lato perturbante. In The Chain una sequenza di Tom & Jerry viene isolata e ripetuta fino a diventare ossessione: il registro ludico si trasforma in incubo visivo, la violenza nascosta emerge come ritmo martellante. Il gioco infantile si capovolge in visione disturbante, mostrando quanto la cultura pop sappia custodire, dietro l’apparente leggerezza, un fondo di crudeltà e inquietudine.

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