Cosa significa abitare un presente in cui l’intelligenza artificiale ridisegna i confini tra corpo, identità, memoria e potere? Non si tratta più soltanto di una questione tecnologica, ma di un campo di tensioni politiche e culturali che investono la nostra quotidianità. La serata del 26 settembre 2025 del Romaeuropa Festival al Mattatoio di Roma, cerca di dare forma a queste domande attraverso le due performance presentate da Re:Humanism, progetto che indaga le connessioni tra pratiche artistiche e intelligenza artificiale. Due appuntamenti – in programma a partire dalle ore 20.00 –intrecciano sperimentazione multimediale, riflessione critica e immaginari alternativi.

Il primo spettacolo ad andare in scena è Improbable Excess di Jess Tucker, nato da esperimenti radicali con il motion capture e l’AI. La performance mette in luce come i nostri corpi vengano tradotti, ricostruiti e semplificati dagli sguardi algoritmici invisibili che alimentano la società della sorveglianza. Attraverso un’estetica iper-stimolante, Tucker amplifica la pressione su volti e identità, smascherando i meccanismi che regolano controllo e desiderio di certezza.


Alle 22:00 è la volta di Orynthia di Valerie Tameu, viaggio tra ecosistemi naturali, culture diasporiche e tecnologie di sorveglianza. Al centro della performance si trova la figura di Mami Wata, divinità acquatica dell’Africa occidentale e del mondo afro-diasporico, presenza fluida che incarna lo scambio tra umano e non-umano, materiale e spirituale. Con un approccio decoloniale e post-antropocentrico, Tameu riflette sul colonialismo digitale e sulle nuove forme di controllo globale, eredi delle logiche della tratta transatlantica degli schiavi.


Le performance presentate al Mattatoio non sono soltanto spettacoli, ma dispositivi critici che ci costringono a ripensare il nostro rapporto con l’intelligenza artificiale. Insieme, i lavori di Tucker e Tameu dimostrano come l’arte possa agire come luogo di resistenza e di interrogazione etica, un campo in cui le macchine non sono celebrate né demonizzate, ma affrontate nella loro ambiguità. È in questa tensione che Re:Humanism trova la sua forza: offrire strumenti critici per leggere i sistemi ipertecnologici che plasmano il nostro presente, un tema che riguarda non solo il futuro delle macchine, ma soprattutto quello delle nostre comunità e del nostro immaginario collettivo.


