Per la prima volta nella sua lunga storia, le Gallerie dell’Accademia di Venezia dedicano una grande esposizione a un’artista contemporanea vivente, e in particolare a una donna. La mostra Marina Abramović: Transforming Energy che inaugura il 6 maggio 2026 nel contesto della 61ª Biennale, è pensata anche per celebrare l’80° compleanno dell’artista serba, come dichiarato dal Ministero della Cultura. Ad occuparsi della curatela, Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con Abramović, segnando una svolta istituzionale importante per il museo e la scena culturale italiana.
Il progetto mira a inserire la pratica performativa dell’artista nel contesto storico-artistico veneziano, instaurando un confronto diretto con i capolavori del Rinascimento. Le opere non saranno concentrate solo nelle sale temporanee, ma integrate, per la prima volta, anche nella collezione permanente del museo. L’utilizzo di materiali naturali, quarzo, ametista e altri cristalli, richiama la tradizione veneziana del mosaico, il sapere rinascimentale della trasformazione materiale e un’esperienza estetico-spirituale.


Marina Abramović, il corpo al centro in un dialogo tra ieri e oggi
Tra le opere più significative in mostra spiccano i Transitory Objects, strutture realizzate in pietra e arricchite con cristalli, che i visitatori potranno fisicamente abitare: ci si potrà sdraiare, sedere o restare in piedi, in un’esperienza che va oltre la semplice contemplazione. Marina Abramović concepisce questi oggetti come strumenti di attivazione energetica, in grado di generare una vera e propria trasmissione di energia tra opera e spettatore. Accanto a queste installazioni immersive, la mostra ripercorre i momenti chiave della carriera dell’artista attraverso alcune delle sue performance storiche più celebri: Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974), Light/Dark (1977), Balkan Baroque (Leone d’Oro a Venezia nel 1997), fino a Carrying the Skeleton (2008), che affronta il tema della memoria e del peso della storia personale.

Il percorso espositivo include anche nuove opere create appositamente per l’occasione, pensate per dialogare con lo spazio e con l’eredità culturale delle Gallerie dell’Accademia. Questi lavori approfondiscono i grandi temi della sua ricerca: la vulnerabilità, la resistenza fisica e mentale, la trasformazione del corpo, e soprattutto l’idea di energia interiore come forza creativa. Un momento particolarmente simbolico della mostra sarà il confronto visivo tra la Pietà (with Ulay) del 1983, una fotografia intensa che ritrae la performer nell’atto di sorreggere il corpo inerte dell’artista Ulay, e la Pietà di Tiziano, capolavoro incompiuto del maestro veneziano. Un accostamento potente, che mette in dialogo due rappresentazioni del dolore, della perdita e della trascendenza attraverso il corpo umano come veicolo spirituale.


