C’è una leggerezza che non è frivolezza, ma un modo di stare al mondo. È questa la chiave della nuova collezione Via Lactea di Maria Calderara, che per la Primavera/Estate 2026 si lascia ispirare dall’immaginario poetico dell’artista giapponese Satoshi Hirose. Presentata il 23 settembre 2025 nello SPAZIO maria calderara di Milano, la collezione è accompagnata da un’installazione site-specific e da una selezione di opere d’archivio di Hirose, in mostra fino al 30 settembre. «Il gioco è fondamentale; è ciò di cui tutti abbiamo bisogno – afferma la designer – la donna che veste Via Lactea deve sentirsi libera, in equilibrio con il proprio essere». Libertà di muoversi, di sorridere, di brillare: un invito a vivere l’abito come esperienza intima e luminosa.

Maria Calderara: dal bozzolo all’abito
Il simbolo che apre la collezione è il bozzolo, caro a Hirose, reinterpretato come metafora di rinascita e trasformazione. Da questo involucro fragile e potente emerge una creatura nuova, aerea, pronta a esplorare il mondo con meraviglia. Le cromie oscillano tra il bianco, il sabbia e l’azzurro, con accenti di blu, khaki e nero; un tocco di rosso, cifra stilistica di Calderara, illumina la palette. I tessuti naturali, lavorati artigianalmente, seguono il corpo e ne amplificano il movimento.
Ogni capo diventa narrazione. Una camicia dalle maniche arricciate evoca nuvole o ali di farfalla; le sfumature ascendenti tingono il bianco come un cielo in trasformazione. Un tessuto irregolare, con fili tirati in trama e ordito, ricorda un cielo imperfetto di nuvole; bustine di tè cucite tra strati di stoffa lasciano tracce delicate del tempo. Un abito oversize bianco, essenziale, è arricchito da elementi organici blu cuciti a mano e velato da pannelli trasparenti, come ricordi che affiorano e svaniscono.




I cieli dello Sky Project di Hirose diventano gonne fluide, mappe intime da indossare. Un tessuto stampato con collage di opere dell’artista dà vita a look urbani, mentre l’iconico puppet dress ricamato di perle rielabora la serie Tama, in cui la sfera è perla, anima, linguaggio. Anche gli accessori si fanno sculture: collane in filo metallico e perle come piccoli universi, anelli di pietra e foglia d’oro, collage di cieli di carta veneziana, incontro tra Oriente e Occidente.
Sul retro del lookbook, un abito rotondo – simbolo di totalità e ciclicità – appare cosparso di fori e spruzzi bianchi, come stelle lontane in un cielo silenzioso. È qui che la collezione si ricongiunge al suo titolo, Via Lactea: un omaggio al mistero, alla connessione e alla poesia che abita i dettagli più impercettibili. «Se si volesse fare della filosofia, si potrebbe dire che l’essere delle cose non è nella loro pesantezza, ma nella leggerezza. Cioè che è buono è leggero», scriveva Roland Barthes. Calderara sembra raccogliere questa lezione, trasformando l’abito in un esercizio di leggerezza, sospeso tra il visibile e l’invisibile.

info: mariacalderara.it


