Quest’autunno, la Venice Design Biennale propone una delle sue edizioni più sorprendenti e intime, aprendo al pubblico una selezione di residenze private disegnate da alcune delle figure più significative del design e dell’architettura italiana del Novecento, occasione eccezionale per entrare in contatto diretto con luoghi abitati, vissuti e plasmati da grandi maestri, spesso lontani dai circuiti museali e dalle mostre convenzionali. Non si tratta solo di case d’autore, ma di spazi di vita trasformati in opere totali, ambienti dove il design dialoga con l’arte, la memoria personale e la storia dell’edificio. Sono case ancora oggi abitate, che conservano intatta la stratificazione di significati e atmosfere costruite nel tempo, e che per la prima volta vengono aperte al pubblico in occasione della Biennale.
Il capolavoro domestico di Sottsass per Cleto Munari, un interno come opera d’arte totale
Tra queste, una delle più affascinanti è senza dubbio la residenza progettata nel 1979 da Ettore Sottsass per il designer e collezionista Cleto Munari, situata al piano nobile di un palazzo seicentesco nel sestiere di San Polo. Si tratta di un progetto concepito non come una dimora stabile, ma come un rifugio del weekend: un pied-à-terre pensato per essere intensamente vissuto in brevi momenti di libertà, sospesi tra lavoro, arte e piacere.

Tuttavia, quello che doveva essere un piccolo spazio di evasione ha in realtà le proporzioni di un grande appartamento veneziano, oggi abitato da una professoressa di lettere, che ne custodisce l’identità con cura e discrezione. L’abitazione è rimasta straordinariamente fedele all’intervento originale di Sottsass, offrendo un raro esempio di continuità tra progetto e vissuto. L’ingresso immette in un ampio soggiorno con travi lignee a vista, da cui si accede a una sequenza di stanze distinte da porte tutte diverse tra loro, vere e proprie soglie simboliche: una in radica, calda e materica; una con motivi a scacchiera, ironica e grafica; un’altra, celeste, dalle suggestioni orientali. Ogni ambiente è concepito come un piccolo universo autonomo, ma parte di una narrazione coerente, fatta di colori saturi, geometrie inaspettate, riferimenti culturali e spirituali.
Nel mezzo dello spazio campeggia il Totem, un arredo multifunzionale progettato dallo stesso Sottsass che integra libreria, bar, sistema di illuminazione e appendiabiti. Si tratta di un’architettura in miniatura, un’installazione abitabile che incarna perfettamente la filosofia del designer: superare la funzione per restituire emozione, usare l’oggetto per generare significato.



