Forme di luce a Milano: l’eredità di Man Ray oltre la fotografia

Una grande mostra a Milano celebra il genio visionario di Man Ray, maestro delle avanguardie che ha ridefinito il linguaggio dell’arte e della fotografia del Novecento

Palazzo reale

Milano

C’è una leggerezza luminosa che attraversa tutta l’opera di Man Ray: un gioco spiazzante tra ironia e rigore, provocazione dadaista e raffinatezza formale.

Rayografie, solarizzazioni, ritratti o oggetti ready-made. Le sue immagini conservano ancora oggi la freschezza di esperimenti che non hanno mai smesso di interrogare lo sguardo, non soltanto per il mondo della fotografia artistica, ma anche per pubblicità, moda e design.

È a questa figura poliedrica che Palazzo Reale di Milano dedica la retrospettiva Man Ray. Forme di luce, in programma dal 24 settembre 2025 all’11 gennaio 2026. Con circa trecento opere tra fotografie vintage, disegni, litografie, oggetti e documenti provenienti da collezioni pubbliche e private, la mostra guida il visitatore attraverso le molteplici dimensioni della sua ricerca, dai ritratti agli autoritratti, dai nudi ai celebri esperimenti fotografici, fino al cinema e alla moda.

Un artista tra due mondi

Nato a Philadelphia nel 1890 da una famiglia ebrea di origini russe con il nome di Emmanuel Radnitsky, Man Ray scelse presto il suo pseudonimo che univa l’uomo e il raggio di luce. La sua biografia attraversa due capitali culturali del Novecento: New York, dove si formò nell’ambiente dadaista, e soprattutto Parigi, città d’adozione in cui entrò in dialogo con i surrealisti, trasformando la fotografia in laboratorio di visioni e metamorfosi.

Il contributo più radicale di Man Ray è quello di aver liberato la fotografia dal suo statuto documentario. Le sue rayografie e solarizzazioni aprono una via nuova al medium: la fotografia diventa immagine autonoma, territorio poetico e sperimentale. Ma la stessa libertà si ritrova nei suoi ritratti: volti di artisti e intellettuali che popolavano i circoli europei e americani tra le due guerre, restituiti con una sensibilità capace di trasformare il documento in icona. Non meno importante è la sua attività di regista e cineasta sperimentale, con film come Le Retour à la raison (1923) ed Emak Bakia (1926), in cui l’immagine in movimento diventa puro flusso visivo. E poi la moda, i ready-made, i multipli: testimonianze di uno spirito dadaista che ha sempre rifiutato i confini tra arte alta e cultura popolare, tra oggetto unico e produzione seriale.

La mostra a Palazzo Reale

Curata da Pierre-Yves Butzbach e Robert Rocca, con allestimento firmato dallo Studio ZDA – Zanetti Design Architettura, la mostra è accompagnata da un catalogo Silvana Editoriale, arricchito dai testi di Raffaella Perna. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e realizzata da Palazzo Reale in collaborazione con Silvana Editoriale, l’iniziativa si inserisce nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, progetto multidisciplinare che celebra il dialogo tra arte, cultura e sport in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali.

Con Forme di luce, Milano non si limita a ripercorrere la carriera di un protagonista del Novecento, ma invita a riscoprire l’attualità del suo sguardo: la capacità di trasformare la fotografia in pensiero visivo e di proiettare la leggerezza del gioco dentro le pieghe più profonde della modernità.

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