Roma non smette di interrogare chi la vive e chi la studia. Così, con la mostra Le Ferite di Roma. Poeti e artisti rileggono la storia della città – aperta nelle sale di Palazzo Carpegna sino al 25 ottobre – l’Accademia Nazionale di San Luca rende omaggio a una donazione speciale: dieci opere che, nel 2023, avevano animato la Galleria Mattia De Luca all’interno del progetto ideato da Spazio Taverna. Quelle stesse opere entrano ora a far parte della collezione dell’Accademia, che ne celebra l’ingresso con una nuova edizione, ampliata e arricchita, curata da Andrea Cortellessa insieme a Spazio Taverna.

Un viaggio attraverso le ferite della storia
Il progetto espositivo si pone come vero e proprio itinerario emotivo e intellettuale dentro i momenti più oscuri e traumatici della storia della capitale. La scelta di dieci episodi emblematici – dall’assassinio di Giulio Cesare al rogo di Giordano Bruno, dalla morte di Beatrice Cenci all’omicidio di Giacomo Matteotti, fino agli anni drammatici del terrorismo con le figure di Pasolini e Moro – mette in luce come Roma, pur essendo da sempre celebrata come città eterna, sia stata costantemente attraversata da violenze, lacerazioni e conflitti che ne hanno segnato la memoria collettiva. Per l’occasione ogni ferita sarà accompagnata da un componimento poetico, per un totale di 10 autori selezionati dal Premio Strega a cura di Andrea Cortellessa.
L’iniziativa curatoriale si distingue per la sua capacità di intrecciare la voce degli artisti a quella dei poeti, generando un dialogo che va oltre la semplice commemorazione: le opere non si limitano a illustrare un fatto storico, ma ne rivelano le implicazioni emotive, simboliche e politiche. Così, lo spettatore si trova a percorrere un cammino che è al tempo stesso estetico e civile, fatto di immagini e parole che interrogano il presente attraverso le ferite del passato.
L’aspetto più rilevante di questa edizione è forse proprio il gesto della donazione: gli artisti coinvolti, Elisabetta Benassi, Luigi Ontani, Rä di Martino, Numero Cromatico, Giulio Bensasson, Pietro Ruffo, Lulù Nuti, Silvia Giambrone, Gabriele Silli e Marco Tirelli hanno scelto di affidare all’Accademia Nazionale di San Luca le loro opere, affinché entrino a far parte del patrimonio pubblico. Questo atto di generosità trasforma l’esperienza effimera di una mostra in un’eredità permanente, destinata a essere custodita, studiata e tramandata. La collezione dell’Accademia si arricchisce così di un nucleo di lavori che non solo dialogano tra loro, ma che portano con sé la voce dei poeti che li hanno ispirati, creando un unicum raro nel panorama espositivo italiano.


La memoria collettiva evocata dal progetto non è, quindi, un semplice esercizio di rievocazione storica: è un invito a riflettere su ciò che le ferite del passato continuano a dire alla società contemporanea. Ogni opera diventa un frammento di una più ampia narrazione corale, in cui l’arte visiva e la poesia si sostengono a vicenda per costruire un discorso critico sul rapporto fra Roma e la sua storia. Il catalogo curato dall’Accademia, arricchito dalle riflessioni di studiosi come Claudio Strinati, Andrea Cortellessa, Marco Bassan e Ludovico Pratesi, offrirà al pubblico strumenti ulteriori per leggere le opere e comprenderne le stratificazioni concettuali.



