Un chicco di grano in viaggio da Gorizia: il nuovo intervento di Emilio Isgrò

Per GO! 2025 l’artista siciliano presenta un’installazione mobile con sopra la frase “Questo treno trasporta un chicco di grano”

Il 19 settembre 2025 l’Officina Adriafer Rail Services di Gorizia diventa palcoscenico di un’opera che coniuga mobilità e poesia visiva. Nel cuore delle celebrazioni di GO! 2025 – Capitale Europea della Cultura, Emilio Isgrò presenta un progetto inedito: una locomotiva elettrica Adriafer che annuncia, a lettere cancellate e riaffioranti, la frase “Questo treno trasporta un chicco di grano”. Non un carico reale, dunque, ma un’immagine che si fa simbolo. In un tempo in cui la velocità e la logistica misurano il valore delle merci, Isgrò rovescia la logica produttiva e pone al centro un elemento infinitesimale: il chicco di grano, materia originaria di nutrimento e civiltà. L’arte contemporanea incontra così l’infrastruttura ferroviaria, trasformando un convoglio in un manifesto itinerante di speranza e riconciliazione.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Fondazione FS Italiane e Adriafer, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e il patrocinio di GO! 2025, e intende valorizzare la ferrovia come infrastruttura di pace, capace di collegare territori, storie e comunità. Il gesto di Isgrò si inserisce perfettamente in questo orizzonte, traducendo la funzione tecnica del trasporto in un linguaggio simbolico che parla di fragilità condivisa e di futuro possibile.

Non è la prima volta che l’artista sceglie il piccolo come segno del grande. Già nel 1998, nella sua città natale, affidò a un Tir un seme d’arancia monumentale, evocando la memoria dei convogli carichi di agrumi destinati al Nord Italia. Più di recente, nel 2023, una sola formica viaggiò su un camion dal paese della sua famiglia paterna verso l’Europa, ribadendo la centralità dell’infinitesimale. Oggi, con il chicco di grano, quel percorso trova una nuova tappa: dall’arancia all’insetto, fino al seme che sostiene la nostra sopravvivenza, un filo di continuità trasforma il minuscolo in archetipo universale. Con la locomotiva di Gorizia, Isgrò riafferma una poetica che rende l’arte strumento di riflessione collettiva: il fragile e il marginale non sono residui, ma fondamenti, e il loro viaggio diventa il nostro.

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