Lucrezia e Joseph Beuys è un documentario italiano del 2022, diretto da Pierparide Tedeschi, che si propone come un viaggio tra paesaggi estetici e ideali etici. Classificatosi come secondo al The Art Film Fest, il festival sul documentario d’autore ideato da Inside Art e ospitato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la pellicola ripercorre l’identità umana e intellettuale di Lucrezia De Domizio Durini, figura marginalizzata dalle cronache ufficiali ma cruciale per comprendere il ruolo dell’arte come luogo d’incontro fra istanze culturali, istanze ecologiche e dinamiche creative a livello nazionale e globale. Al centro della narrazione, il suo rapporto profondo con Joseph Beuys, artista tedesco il cui pensiero sull’arte, la natura e la società ha lasciato un’impronta indelebile nel Novecento.
All’interno del lungometraggio, anche la grande operazione Difesa della Natura – di cui Lucrezia è attrice in primo piano – anticipatrice della coscienza ecologica e delle sfide sociali ed economiche contemporanee, un atto antropologico, una difesa dell’uomo, della sua immaginazione e dei suoi valori. In questo senso, l’arte non cerca il bello nell’estetica, ma nel pensiero e nel lavoro come atti vitali, così come il sodalizio con critici e curatori di fama mondiale quali Harald Szeemann, Pierre Restany e Arturo Schwarz.
Nella ricerca espressiva di Beuys, il bello non è più un mero attributo esterno, non è più la superficie di un’opera, ma diventa processo interiore e sociale. Il pensiero, inteso come capacità critica e creativa, e il lavoro, inteso come azione trasformativa nella vita quotidiana, diventano così essi stessi arte. In questa prospettiva, ogni gesto umano può avere una valenza estetica e politica, purché animato da un intento di rigenerazione e di apertura, in un’estetica del vivere e non dell’ornare.
Lucrezia De Domizio Durini, una vita dedicata all’arte
Figura atipica e centrale nell’arte contemporanea, Lucrezia De Domizio Durini ha attraversato oltre cinquant’anni di storia culturale internazionale. Curatrice, scrittrice, giornalista e mecenate, negli anni ’70 la sua villa di Bolognano divenne un luogo di incontro per artisti dell’Arte Povera e del Concettuale, insieme a critici e intellettuali di fama internazionale.
Nel 1971 l’incontro con Joseph Beuys segna la sua vita e il suo lavoro. Da quel momento, Lucrezia diventa studiosa e promotrice del pensiero beuysiano, seguendo l’artista in tutto il mondo e contribuendo alla celebre operazione Difesa della Natura, che unisce ecologia, società e creatività. Non si tratta solo di un progetto ambientale, ma di un’arte antropocentrica, dedicata al miglioramento dell’uomo attraverso il pensiero e l’azione.
Dalla morte dell’artista nel 1986, Lucrezia ha curato mostre, pubblicazioni e progetti internazionali, piantando oltre 600 querce in omaggio al Maestro e trasformando Bolognano in un laboratorio culturale permanente. Autrice di numerosi libri, tra cui Il Cappello di Feltro, è considerata tra le massime esperte del pensiero beuysiano e continua a diffondere il suo messaggio di arte come strumento di rigenerazione sociale e tutela della natura. E non è un caso se Lucrezia De Domizio Durini ama definirsi “collezionista di rapporti umani”, incarnando perfettamente una filosofia in cui arte e vita si fondono.



