In un mondo iperconnesso e sempre più veloce, dove ogni istante può essere catturato e condiviso in tempo reale grazie agli smartphone, il documentario GRAIN di Alex Contell e Tommaso Sacconi è un richiamo alla lentezza che induce a fermarsi. L’opera, presentata a festival internazionali e accolta con grande interesse, approda alla seconda edizione di The Art Film Fest, il festival sul documentario d’autore ideato da Inside Art e ospitato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma esplora il medium fotografico non solo come mezzo di registrazione, raccontando la sorprendente vitalità della fotografia analogica e il fascino intramontabile della pellicola.
La “grana” della pellicola, imperfezione tanto amata quanto temuta, diventa nel film simbolo di autenticità. Fotografi di fama internazionale come Alec Soth, Bruce Gilden e Daniel Arnold raccontano perché, nonostante la praticità del digitale, continuano a scegliere rullini, camere oscure e processi di sviluppo lenti e complessi: è un ritorno alla materia, al tempo dilatato, all’imprevedibilità dell’errore che diventa stile e modo di essere. E attenzione, perchè GRAIN non demonizza il digitale ma ne mette in discussione l’omologazione. In un’epoca in cui filtri e app rendono ogni immagine simile a un’altra, la pellicola diventa metafora e difesa di lentezza e unicità.



Così, se da un lato subentra la nostalgia e il bisogno di recuperare un legame con il passato attraverso la tangibilità, dall’altra c’è anche un desiderio di autenticità: la pellicola non consente infinite correzioni né la serialità compulsiva del digitale, obbliga a pensare prima di scattare, a selezionare, a convivere con l’imperfezione.
GRAIN, un viaggio tra comunità e storie di pellicola
Dai laboratori indipendenti alle scuole di fotografia, dai collezionisti agli artisti emergenti, il film cattura storie di passione e dedizione. Ogni intervista rivela motivazioni diverse, tra chi ricerca il senso del tempo, chi ama il carattere imprevedibile della pellicola, chi vede nell’analogico un ponte tra memoria e identità. Attraverso questi sguardi, il documentario costruisce un mosaico di esperienze che va oltre l’immagine, mostrando come la scelta della pellicola possa diventare un vero e proprio stile di vita e un modo per creare connessioni autentiche in un mondo sempre più digitale.



