Torino non è solo la città della grande industria, delle avanguardie e delle piazze monumentali. È anche un corpo attraversato da lacerazioni, episodi che hanno inciso la sua storia lasciando cicatrici ancora vive nella coscienza collettiva. A queste “ferite” è dedicata la mostra Le ferite di Torino, ospitata dal 16 settembre al 12 ottobre nel bookshop della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e curata da Spazio Taverna, lo studio fondato da Ludovico Pratesi e Marco Bassan.


Dieci artisti di generazioni diverse – da Giulio Paolini e Michelangelo Pistoletto a Ludovica Carbotta, Guglielmo Castelli, Manuele Cerutti, Sara Enrico, Giuliana Rosso, Davide Sgambaro, Eugenio Tibaldi e Grazia Toderi – sono stati invitati a misurarsi con dieci episodi traumatici della storia cittadina. Ognuno ha tradotto su un unico supporto, un foglio di carta Amatruda, il dolore e la memoria di un evento: dalla presa francese di Torino del 1639 alla strage del 1864, fino ai traumi più recenti, come l’incidente Thyssen del 2007 e la tragedia di Piazza San Carlo del 2017.
Il risultato è un mosaico corale che restituisce la stratificazione delle memorie urbane, invitando lo spettatore a un confronto con ciò che la città ha voluto rimuovere o dimenticare. Le opere non si limitano a documentare: rielaborano simbolicamente, trasformano la lacerazione in immagine, suggeriscono un processo di integrazione e riconciliazione con il passato.


Le ferite di Torino è il terzo capitolo di un percorso avviato da Spazio Taverna nel 2023 con Le ferite di Roma e proseguito con Le ferite di Milano negli spazi di Triennale Milano, costruendo un itinerario che intreccia memoria e linguaggi dell’arte contemporanea. Un progetto che interroga il potere dell’arte di restituire voce al trauma, trasformandolo in esperienza condivisa.


