La stagione espositiva 2025 del Yeast Photo Festival, che si apre il 25 settembre per chiudersi il 9 novembre sotto la direzione artistica di Edda Fahrenhorst, si struttura intorno al tema (N)ever Enough, titolo provocatorio che invita a riflettere sull’eccesso, sui desideri illimitati e sull’impatto sociale, ambientale ed etico che si nasconde dietro ciò che spesso diamo per scontato. Nel Salento, da Matino a Lecce, passando per palazzi storici, mura antiche e spazi pubblici, sfilano immagini di forte impatto critico con progetti espositivi che non si limitano a documentare, ma sondano, interrogando il cibo non solo come nutrimento, ma come simbolo di potere, identità, ingiustizia.
14 mostre svelano l’insicurezza dietro l’abbondanza
Il viaggio comincia a Matino, autentico borgo del Salento, nel Palazzo dei Marchesi del Tufo, con il maestro britannico Martin Parr. La sua personale Snack It! e raccoglie oltre sessanta immagini in cui l’ironia dissacrante si posa sugli eccessi del consumo alimentare, trasformando merendine, fast food e snack coloratissimi in specchi deformanti della società contemporanea. Sempre a Matino, lo statunitense Blake Little con Preservation sospende corpi interi nel miele, trasformandoli in icone ambrate: un’installazione che riflette sulla memoria, sulla conservazione e sulla fragilità delle identità.



Il racconto prosegue con Hiền Hoàng e il suo Across the Ocean, un’opera intima che intreccia lettere e ricordi per parlare di migrazione, stereotipi e resistenza culturale. A farle eco è One Third di Klaus Pichler, che costruisce nature morte di cibo scaduto: immagini tanto eleganti quanto disturbanti, perché mostrano lo spreco come dramma silenzioso del nostro tempo. Più cupo e diretto è invece il reportage War on the Nile – Fragmented Sudan di Ivor Prickett, che documenta un conflitto dove la fame diventa un’arma, ricordandoci quanto la scarsità sia usata come strumento di potere.
Umberto Diecinove, con Inscts, porta in mostra fotografie, video e podcast nati in Colombia, dove l’allevamento di insetti diventa simbolo di rigenerazione e nuova sostenibilità. Con un tono più intimo, Sara Lepore in Ingrediente pentru un tort de miere cu dragoste trasforma un errore linguistico e culinario in riflessione sulla famiglia, sulla perdita e sulle incomprensioni che ci definiscono. Lo sguardo si allarga oltre i confini urbani con A Natural Order di Lucas Foglia, che esplora le comunità off-grid negli Stati Uniti, dove la vita si regge sull’autosufficienza e sulla rinuncia consapevole alla tecnologia. La stessa tensione tra natura e artificio è al centro del lavoro di Sara Scanderebech, che costruisce un linguaggio visivo fatto di frammenti – corpi, foglie, texture – trasformando il reale in un codice da decifrare.

© Hiền Hoàng

© Hiền Hoàng
Il rapporto tra animali e tecnologia viene affrontato da Dániel Szalai in Unleash Your Herd’s Potential, che indaga gli allevamenti di precisione e la riduzione del corpo animale a semplice dato. Più vicino a casa, Melissa Carnemolla con The Island Within the Island ci conduce dentro le serre della Sicilia sud-orientale, dove i frutti della terra si intrecciano a storie di migrazione, lavoro invisibile e sfruttamento.
Il legame con il territorio salentino prende forma con il progetto Buone Mani di Flavio & Frank, commissionato dal Comune di Galatina: un omaggio ai gesti degli artigiani e dei pasticceri che, con le mani, custodiscono tradizioni e memoria collettiva. Di viaggio in viaggio, Artur Mettetal in Taste & Track raccoglie trent’anni di fotografie scattate tra Italia e Francia, celebrando i pasti consumati in treno come momenti di socialità e cultura mobile. E ancora Martin Parr torna protagonista con Wow!, una mostra pensata per bambini e famiglie, che invita a guardare il mondo con curiosità e ironia, aprendo lo sguardo su un immaginario accessibile e giocoso.


