È in corso la personale di Mario Nalli, che prende il titolo dal suo stesso nome, alla galleria L’Attico di Roma, a cura di Fabio Sargentini e Elsa Agalbato. Il tema che lega tutta la mostra è il mare, per essere in linea con la rassegna in cui è inserita, “Arte da teatro”. Nalli ha pensato che l’acqua marina con i suoi flutti, le sue onde, le sue superfici, fosse adatta a questo scopo. Ne è la prova la grande onda che nel teatro de L’Attico è stata resa magistralmente viva dai due curatori.

Ma le creazioni dell’artista arrivano ad una figuratività che nasce dall’astrazione e che la contiene sottilmente, senza negarla; a proposito di ciò l’artista dice: «I miei lavori sono sempre al limite tra queste due espressioni artistiche e, se si considera l’astrazione, la sua origine è “trarre fuori”. Ad esempio Piet Mondrian ha realizzato un albero in linee orizzontali e verticali, quindi è partito dalla realtà per arrivare ad una sintetizzazione; la mia pittura ha la stessa radice: dal reale estraggo sensazioni trasformandole». Sebbene non sia immediatamente evidente, l’artista ha ben presente la prospettiva rinascimentale che permea la sua processualità, pensiamo a Raffaello.
Nei dipinti di Nalli si rivela una luminosità che rende possibile una profondità animica. La trasparenza rende inscindibile un addentrarsi nel paesaggio la cui tridimensionalità prende spunto da una bidimensionalità in cui si può viaggiare. Il tratto libero realizza forme davanti a cui ognuno può emozionarsi raggiungendo il proprio percorso. Non manca la tragicità che si esprime con leggerezza. I colori offrono una chiave di lettura che è consustanziale alla pittura di Nalli: porpora, blu cobalto, verde, viola, rosa, si distendono su una superficie piatta che evolve. La cristallinità stupisce. La sua tela viene preparata in maniera personale, come egli stesso dichiara: «Deve accogliere la pelle del mio lavoro, quindi deve essere pulita senza alcun elemento materico nella sua stessa trama naturale, cerco di rendere la superficie ben levigata affinché sia soddisfacente».

Inoltre il suo è un “corpo a corpo” con il dipinto, come afferma: «Per corpo a corpo intendo una lotta tra me e la tela che può durare all’infinito, finché non vedo che l’opera sia compiuta e ben definita. Tuttavia mi lascio andare alle vibrazioni inaspettate regalate in una sorta di automatismo psichico, come ha teorizzato Carl Gustav Jung. La pittura mi guida – la trovo subito o mai più – e tante volte l’accolgo come una meraviglia inaspettata. La tecnica che uso non mi permette correzioni, devo combattere finché il tutto non si realizzi in un’unica seduta e se non mi soddisfa ricomincio dall’inizio. Dipingendo in orizzontale devo salire sulla scala per vedere nel suo insieme ciò che ho creato, e se non sono soddisfatto ricomincio. Ecco perché la mia esecuzione può durare molto tempo, alcune volte anche giorni».
Gli artisti cui guarda Nalli sono diversi: da Max Ernst con i suoi frottage e le sue oscillazioni, Pollock con le sue sgocciolature “controllate in una sorta di danza”, Georges Mathieu per la sua velocità di esecuzione e immediatezza; l’artista conclude: «Mi interessano tutti i pittori che hanno adottato tecniche immediate, processuali, con un ingrediente essenziale, l’automatismo psichico. Tutti questi elementi danno freschezza alla pittura, ne traggo un’anima personale».



