Memoria d’archivio e mondi senza umani: i vincitori del Festival di Villa Medici

Si chiude la V edizione del festival cinematografico con il primo premio a Lesley Loksi Chan e il riconoscimento della giuria a Poggi-Vinel

Con una partecipazione viva e internazionale si è conclusa la quinta edizione del Festival di Film di Villa Medici, appuntamento che ogni anno mette in dialogo cinema e arte contemporanea. La giuria del 2025 – composta dal regista e fotografo Alain Guiraudie, dall’attrice e curatrice Guslagie Malanda e dall’artista visivo Anri Sala – ha premiato due opere che, in modi diversi, interrogano la natura stessa delle immagini e il loro rapporto con la memoria e il presente.

Il Premio Villa Medici per il Miglior Film 2025 è andato a Lloyd Wong, Unfinished della regista canadese Lesley Loksi Chan. Il film nasce dal materiale privato girato negli anni ’90 dall’artista sino-canadese Lloyd Wong, affetto da HIV, e rimontato trent’anni dopo la sua morte. Un’opera cruda, incompiuta, che esplora i limiti del ricordo e la fragilità della rappresentazione. Presentato in anteprima alla Berlinale Shorts 2025, il film ha colpito la giuria «per il modo radicale in cui i generi si mescolano e i codici tornano strumenti di significato, gusci dentro cui soffiare nuova vita».

Il Premio della Giuria è stato invece assegnato a Comment ça va? dei francesi Caroline Poggi e Jonathan Vinel, che tornano a Berlino a dieci anni dall’Orso d’oro conquistato con As Long As Shotguns Remain. Nel nuovo film, ambientato in un mondo svuotato di esseri umani, otto animali tentano di curare i mali lasciati dal presente. Un’estetica che mescola cartoon e ripresa dal vivo, con una forza narrativa che la giuria ha definito «sincera e destabilizzante», sottolineando anche «la forza di una collaborazione artistica che rinnova i linguaggi a distanza di trent’anni».

Oltre al riconoscimento critico, i due premi sono accompagnati da un sostegno economico – 5.000 euro per il Miglior Film e 3.000 euro per il Premio della Giuria – e dall’opportunità per i registi di prendere parte a una residenza artistica a Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia a Roma.

Con questi due titoli, il festival conferma la sua vocazione a esplorare il cinema come territorio ibrido, sospeso tra arti visive e narrazione, dove la memoria individuale e collettiva si intreccia con le visioni del futuro.