C’è un’arte che non si guarda soltanto: si attraversa, si vive, si abita. È l’arte di Beverly Pepper, scultrice americana dal cuore italiano, che a partire dal 16 ottobre 2025 sarà protagonista di una mostra diffusa nelle sedi CUBO del Gruppo Unipol a Bologna. Il titolo – Space Outside – è già una dichiarazione d’intenti: uno spazio “fuori”, ma anche “oltre”. Oltre le forme, oltre i materiali, oltre la superficie dell’opera per arrivare a ciò che muove, accoglie e trasforma.

Non un’antologia, ma una visione
Niente nostalgia, niente celebrazione di maniera. Beverly Pepper. Space Outside non è la classica retrospettiva che ripercorre una carriera. È piuttosto un’esplorazione, quasi un diario visivo che segue il filo di un pensiero artistico potente e ancora urgentemente attuale: quello che chiede all’arte di farsi comunità, territorio, memoria viva.
Le opere in mostra – sculture, acquerelli, disegni, taccuini, materiali d’archivio – coprono più di cinquant’anni di ricerca, ma parlano con una voce contemporanea. Non è un caso che il cuore del percorso siano due installazioni monumentali, Prisms e Virgo Rectangle Twist, esposte nei luoghi simbolo dell’Unipol: non dentro la mostra, ma fuori, nello spazio pubblico. Perché l’arte, per Pepper, non è mai stata un oggetto da custodire, ma un’esperienza da condividere.
La scultura come luogo che accoglie
Negli anni Sessanta, mentre l’arte minimalista riduceva la forma all’essenziale, Pepper spostava lo sguardo sul contesto. Le sue opere non vogliono dominare lo spazio, ma dialogarci. Non erigere monumenti, ma generare presenza. In tempi in cui la parola “inclusione” è spesso svuotata di senso, lei la praticava nella materia: creando luoghi che invitano a fermarsi, a sentirsi parte di qualcosa. Luoghi che proteggono.
Questa è forse la sua eredità più radicale: la convinzione che la scultura possa diventare “refugio”, come l’Amphisculpture donata a L’Aquila nel 2018 dopo il terremoto – di cui a Bologna è esposta la maquette. Un teatro all’aperto, ma anche un gesto di cura, una struttura che dà forma al bisogno collettivo di stare insieme.

Querencia: dove l’arte si fa rifugio
C’è una parola spagnola che Pepper amava: querencia. È il punto nell’arena dove il toro si sente al sicuro. Nella sua visione, ogni opera era una querencia possibile: un luogo in cui ritrovare sé stessi, in cui sentirsi umani. Non eroi, non spettatori, ma parte di un paesaggio. Non a caso, molte delle sue sculture sono nate proprio in dialogo con la terra – basti pensare alla sua idea di land art come arte con, e non contro, l’ambiente.
Oltre l’artista
La mostra, curata da Ilaria Bignotti e Marco Tonelli in collaborazione con la Fondazione Progetti Beverly Pepper, apre anche uno squarcio sulla figura di Pepper come donna. Le immagini d’archivio la ritraggono in fonderia, capelli corti e tuta da lavoro, pronta a sporcarsi le mani in un mondo maschile, al punto da adottare per un periodo il nome “George” pur di farsi accettare. Non per mimetizzarsi, ma per imparare. E poi superare.
In queste immagini si coglie la scintilla di una personalità che ha sempre rifiutato le etichette, restando fedele a una sola cosa: la libertà del gesto creativo.
Beverly Pepper. Space Outside sarà visitabile fino al 24 gennaio 2026. Ma la vera sfida, come insegnava l’artista, non è visitare una mostra. È portarsela dentro. Continuare a cercare – fuori e dentro di noi – quegli spazi capaci di farci sentire, finalmente, a casa.


