«Un artista di intersezione, con opere che agiscono da cerniera tra Oriente e Occidente trovando un delicato equilibrio tra le tradizioni giapponesi e i movimenti artistici occidentali come l’Art Nouveau e il Surrealismo». Viene introdotta così, nello spazio espositivo del museo di Roma a Palazzo Braschi, la mostra Amano corpus animae, dedicata al maestro Yoshitaka Amano. L’artista classe 1952 non avrebbe bisogno di presentazioni, considerato il suo oltre mezzo secolo di carriera ad altissimi livelli.
L’appuntamento nella capitale rappresenta viaggio nella storia dell’animazione e dell’intrattenimento mondiale, una tappa dopo l’altra; uno storytelling contraddistinto da un’ampia gamma di media e tecniche, che sta trovando a Roma un’accoglienza incredibile, al pari dell’amore che l’artista di Shizuoka nutre nei confronti della città eterna. Una sorta di linfa per lui, dalla quale ha tratto più suggestioni: le mitologie greco romane, le figure femminili eteree, i paesaggi fantastici.

Aperta al pubblico fino al 12 ottobre, la mostra Amano corpus animae regala (perché di dono si tratta) ai visitatori la possibilità di ripercorrere la genesi degli anime e dei videogiochi nati dall’irrefrenabile fantasia e dal talento dell’illustratore e character designer orientale. Il merito va ascritto ai suoi incredibili sketch e painting, insieme alla commistione di disegni e colori tipica di alcuni suoi lavori. «Ho visto troppi artisti auto-intrappolarsi all’interno di uno stile ben preciso, e spero di non cadere in questa trappola», ha più volte ripetuto quello che è ritenuto, con ogni probabilità, il più grande (e rilevante) creatore di mitologie vivente. I disegni del visionario Amano sono infatti entrati nelle abitazioni di milioni di persone sotto forma di graphic novel (Vampire Hunter D. e The Sandman). In quest’ultimo caso le scene, spesso inghiottite in un silenzio visivo, paiono sospese nel tempo. Suggerendo allo spettatore di riflettere sul significato più intrinseco tanto delle immagini quanto dei racconti.


E ancora, l’arte di Amano – che abbatte lo spazio e il tempo – declinata in chiave “visual”, di forte impatto, per grandi marchi come Vogue. Ma anche per videogame iconici come Final Fantasy, di cui alcuni capitoli sono ritenuti dalla critica dei veri e propri capolavori. Senza tralasciare gli anime, attraverso cui sono cresciute le generazioni a cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta. Ma anche le innumerevoli forme di merchandising, le scenografie teatrali, le illustrazioni per centinaia di libri. Non da ultimo, visual legate a produzioni come Hurricane Polimar, Gatchaman, Tekkaman, Ape Magà, Time Bokan.

Potremmo proseguire all’infinito. Ma proprio qui ci viene in aiuto l’allestimento a palazzo Braschi, considerata la cura che abbraccia l’intero iter espositivo (distribuito in cinque sezioni). Parliamo dei primi disegni per l’animazione del periodo Tatsunoko e delle variant cover di supereroi “made in Usa” (Dc Comics, Marvel comics, Virgin comics) come Superman, Batman, Harley Quinn, Suicide Squad. Spazio poi al Pinocchio dei primi anni Settanta (il maestro giapponese realizzò un portfolio di illustrazione inedite da sottoporre agli editor del suo Paese per avviare una nuova carriera come disegnatore per bambini) e agli sketch originali del già citato Final Fantasy. E ancora, le magnifiche opere inedite del 2024 come quella in tre atti (Tosca, Butterfly e Turandot) legata al Centenario Pucciniano, con cui Amano ha omaggiato Lucca Comics & Games (che ha ideato e sviluppato la mostra a Roma, con la curatela di Fabio Viola) disegnandone i tre poster per l’ultima edizione della kermesse.

In rassegna anche cinque opere tattili di Amano pensate per il pubblico non vedente o ipovedente. Conti alla mano, parliamo di oltre 130 tavole provenienti dal suo archivio a Tokyo e numerosi oggetti che raccontano gli esordi, la consacrazione artistica e la successiva poliedricità di tecniche e stili fino alle opere più recenti. A rendere ancora più unico l’appuntamento di palazzo Braschi sono le opere originali, mai esposte in Italia, che tratteggiano la collaborazione di Amano con il celebre Michael Moorcock, tra i più influenti esponenti della letteratura fantastica, autore dell’opera Elric di Melnibonè. Una delle più suggestive fusioni tra la letteratura fantastica e l’arte visiva.
Info: museodiroma.it


