Due installazioni di Piero Manzoni donate a Magazzino Italian Art

Due ambienti mai realizzati in vita e ricostruiti dalla Fondazione Manzoni rivivono accanto agli Achrome in una mostra nello spazio newyorkese

Piero Manzoni è rimasto nell’immaginario collettivo come l’irriverente autore della Merda d’artista o delle uova sode con impronta digitale. Eppure la sua ricerca è stata molto ampia e profonda: un’indagine lucida sul rapporto tra corpo, materia e linguaggio, condotta con un’ironia tagliente che non smette di rivelarsi attuale. Nel 1961, in piena febbre informale, Manzoni pensava a due ambienti immersivi: spazi totali, in cui lo spettatore sarebbe stato letteralmente avvolto dalla superficie – una stanza rivestita di pelliccia, l’altra di materia fluorescente. Rimasti progetti sulla carta a causa della sua morte prematura, quegli ambienti sono stati ricostruiti nel 2019 dalla Fondazione Piero Manzoni e oggi trovano nuova vita a New York, grazie alla donazione a Magazzino Italian Art.

La mostra Piero Manzoni: Total Space, curata da Nicola Lucchi, non è soltanto un’occasione di riscoperta, ma un invito a ripensare il ruolo dell’artista come anticipatore di pratiche che avrebbero segnato l’Arte Povera e oltre: l’uso di materiali non convenzionali, il coinvolgimento diretto del pubblico, la tensione tra natura e artificio. «Il lavoro di Manzoni fu un punto di svolta», sottolinea Lucchi, ricordando come le sue intuizioni abbiano preparato il terreno a una nuova idea di opera aperta e processuale. Accanto agli Achrome e agli ambienti, la mostra espone anche la Base magica del 1961, piedistallo concepito per “trasformare la realtà stessa in arte”. Un gesto che, con radicale semplicità, solleva ogni visitatore allo statuto di scultura, annullando la distanza tra oggetto e soggetto.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma culturale che Magazzino Italian Art sta sviluppando come principale piattaforma di diffusione dell’arte italiana oltreoceano. «La donazione è un riconoscimento del ruolo di Magazzino come istituzione di riferimento per l’arte italiana dal dopoguerra a oggi», ricorda il direttore Adam Sheffer, ribadendo l’importanza di Manzoni come figura chiave nella genealogia dell’Arte Povera.

Con uno sguardo rivolto al futuro, il museo annuncia già la grande retrospettiva dedicata a Marinella Senatore, prevista per il 2026: un altro tassello di un progetto che non si limita a conservare, ma apre spazi di dialogo e comunità. In questo orizzonte, Manzoni torna a interrogarci con la forza di chi ha saputo mettere in crisi l’idea stessa di opera d’arte: non un oggetto da contemplare, ma un dispositivo che ci coinvolge, ci sorprende, ci mette alla prova.

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