È un’Italia che guarda avanti, quella che si è presentata il 5 settembre a Parigi in occasione della conferenza internazionale Arte e fiscalità: l’Italia al centro dell’Europa, primo evento pubblico dedicato alla nuova riforma fiscale che ha ridotto al 5% l’IVA sulla compravendita di opere d’arte.
La cornice è di quelle importanti: l’elegante sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, nel cuore del VII arrondissement, dove l’arte italiana è da sempre di casa. Ma il tono, questa volta, non è solo celebrativo: è strategico, pragmatico e proiettato al futuro. In piena Paris Design Week, l’Italia ha scelto di raccontarsi non solo come patria della bellezza, ma come Paese capace di innovare, semplificare, attirare investimenti e dialogare da protagonista con l’Europa creativa.

Una legge che cambia le regole del gioco
L’occasione è la presentazione della recente riforma, approvata il 20 giugno, che riduce l’aliquota IVA al 5% per le opere d’arte. Una novità che allinea finalmente l’Italia agli standard di altri mercati europei e restituisce centralità a un comparto da troppo tempo frenato da burocrazia e disparità fiscali.
Ad aprire i lavori, l’On. Federico Mollicone, promotore della legge e Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Con toni appassionati, ha sottolineato come questo intervento non sia solo un vantaggio fiscale, ma un vero investimento strategico per la filiera culturale: «L’arte non è solo bellezza, è anche economia, innovazione e lavoro. Questa legge restituisce competitività al nostro Paese e rende giustizia a galleristi, artisti, collezionisti. È un primo passo, ma importante: vogliamo portare questo dialogo anche in altre capitali europee». Un messaggio chiaro: l’Italia vuole smettere di rincorrere e tornare a guidare. Non solo nella conservazione del patrimonio, ma anche nel suo sviluppo.
Accanto a Mollicone, anche il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, che ha ricordato come la riforma si inserisca in un più ampio processo di semplificazione fiscale: «Abbiamo voluto rendere il sistema più trasparente, equo e competitivo. Il taglio al 5% rende il nostro mercato più attrattivo anche per investitori esteri. È il frutto di un lavoro di squadra tra ministeri, Parlamento e operatori del settore».
Impossibilitato a essere presente, Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’informazione e all’editoria l’On.Alberto Barachini, ha voluto comunque far sentire il proprio sostegno con un messaggio letto in apertura dei lavori sottolineando l’importanza strategica di questa misura fiscale: «Con la minore aliquota fiscale del vecchio Continente per la generalità delle cessioni di opere d’arte, ora l’Italia sarà in grado di attrarre forti investimenti sul suo mercato dell’arte e sarà ancora una volta fonte di ispirazione nell’ambito culturale – e ancora – Questa misura, che valorizza tutta la filiera dell’arte, renderà questo cammino sempre più solido e capace di proiettarsi nel futuro».
«Con la minore aliquota fiscale del vecchio Continente per la generalità delle cessioni di opere d’arte, ora l’Italia sarà in grado di attrarre forti investimenti sul suo mercato dell’arte e sarà ancora una volta fonte di ispirazione nell’ambito culturale – aggiunge Bianchini – Da Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria sono fortemente convinto che un simile rilancio sia fonte di notizie pregiate per le pagine culturali di quotidiani e riviste di settore, costituendo una occasione di crescita, approfondimento e rinnovamento sul piano nazionale e internazionale».


Tavola rotonda: arte, numeri e visione
Dopo gli interventi istituzionali, la conferenza ha lasciato spazio a una tavola rotonda dinamica e partecipata, moderata dall’Architetto PhD Alessia Bennani, organizzatrice dell’evento.
Ad aprire il confronto è stata Renata Cristina Mazzantini, Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con un intervento che ha intrecciato riflessione culturale e visione urbana: «L’arte non è un lusso, è parte della vita collettiva. Questa riforma non aiuta solo il mercato, ma anche la produzione artistica, soprattutto quella giovane e contemporanea, che ora può ambire a un respiro europeo».
Molti i contributi di rilievo: dall’Avv. Gabriele Tancioni, che ha chiarito gli aspetti tecnici e fiscali della riforma, alla storica dell’arte Elena Del Drago, che ha ricordato come la cultura debba essere accessibile e dinamica, non ingabbiata da logiche elitarie.
Hanno portato la loro visione anche figure chiave del sistema galleristico italiano e internazionale come Lorenzo Fiaschi (Galleria Continua), Michele Casamonti (Tornabuoni Art), Giulia Archetti (Sotheby’s) e Clarice Pecori Giraldi del Gruppo Apollo, che ha definito la riforma “una svolta attesa da anni”, capace di far rientrare in Italia capitali, collezioni e competenze finora attratte da sistemi più favorevoli.

Un’Italia che vuole contare in Europa
Ciò che è emerso chiaramente dall’intero incontro è la volontà di costruire un nuovo ecosistema dell’arte, dove il valore culturale si accompagna a un quadro normativo efficace e al passo con i tempi.
La conferenza di Parigi è stata solo il primo passo. Come ha annunciato il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Antonio Calbi, già a gennaio 2026 è previsto un secondo appuntamento, sempre in occasione della Paris Design Week, per valutare i primi effetti della riforma. «La conferenza di Parigi è stata solo il primo passo. Come ha annunciato il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Antonio Calbi, già a gennaio 2026 è previsto un secondo appuntamento, sempre in occasione della Paris Design Week, per valutare i primi effetti della riforma».
Non solo una misura fiscale, ma una scelta culturale
Nel clima cosmopolita e creativo della capitale francese, l’Italia si è mostrata capace di parlare un linguaggio contemporaneo, in cui la cultura non è un elemento da proteggere sotto vetro, ma una leva di crescita, attrazione e visione.
E per una volta, è proprio la politica a dare l’esempio: unendo competenze, ascolto e azione concreta, ha dimostrato che l’arte può essere anche un affare di numeri. Ma soprattutto, può tornare ad essere un motore di futuro.


