Il mese di ottobre si apre al Pastificio Cerere di Roma con un trittico di appuntamenti espositivi che trasforma gli spazi dell’ex complesso industriale di San Lorenzo in un laboratorio vivo di linguaggi contemporanei. Tre mostre inaugurano in parallelo, offrendo al pubblico percorsi diversi ma complementari: dalla ricerca sul segno e sulla materia alle riflessioni sul presente, fino a nuove incursioni tra arte visiva e pensiero critico. Un inizio di stagione che conferma la vocazione del Pastificio come crocevia di sperimentazione e dialogo con esposizioni che saranno aperte al pubblico da giovedì 2 ottobre a sabato 22 novembre 2025.

They sold us a dream then took away our sleep, una riflessione sul tempo libero e la cura collettiva
Protagonisti del progetto, Veronica Bisesti, Danilo Correale, Jagoda Dobecka e Marta Krześlak, con la curatela di Vasco Forconi e Kasia Sobczak. Nata da una rete internazionale di collaborazioni con il Goyki 3 Art Incubator di Sopot, l’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia e l’Istituto Polacco di Roma, l’iniziativa porta nella capitale la terza tappa di un percorso espositivo itinerante.


Al centro della ricerca c’è una domanda che tocca la contemporaneità: esistono ancora spazi e rituali dedicati al riposo, al piacere, al benessere collettivo? Gli artisti in mostra, attraverso opere appositamente rielaborate per gli spazi del Pastificio, offrono visioni e immaginari che intrecciano memoria e desiderio, traendo ispirazione dal dopolavoro italiano e dai sanatori polacchi del Novecento – due istituzioni che hanno rappresentato un momento di respiro all’interno di sistemi sociali e politici fortemente strutturati.

Il titolo dell’esposizione è tratto da una scritta di Correale su un separé d’ufficio dismesso: They sold us a dream then took away our sleep. Una frase che risuona come atto poetico e insieme denuncia dell’etica del lavoro che ha scandito gli ultimi decenni, sottraendo tempo ed energie alla dimensione del riposo. Attraverso installazioni, video e pratiche partecipative, gli artisti invitano a interrogarsi sulla possibilità di reinventare forme di cura collettiva e di immaginare nuovi spazi condivisi, capaci di resistere all’erosione del tempo libero imposta dal presente.
MLNKV, il corpo frammentato di Melnikov
MLNKV è la mostra personale del collettivo Mastequoia composto da Gabriele Silli, Giacomo Sponzilli e Carlo Gabriele Tribbioli, a cura di Giuliana Benassi, con un testo critico firmato dalla curatrice e dallo storico dell’architettura Francesco Marullo. Attivo dal 2004, Mastequoia porta avanti un lavoro corale che intreccia linguaggi diversi – dalla fotografia alla scultura, dal video alla performance – sviluppando progetti capaci di fondere pratiche individuali e ricerca collettiva.

Per gli spazi del Pastificio, il gruppo mette in scena un progetto che prende le mosse dalla figura del celebre architetto russo Konstantin Mel’nikov, reinterpretato attraverso appropriazioni e distorsioni che lo trasformano in personaggio immaginario. Nucleo iconografico dell’esposizione sono le fotografie di Giacomo Sponzilli, nate da una serie di performance private in cui Mel’nikov veniva evocato e incarnato: immagini che restituiscono pose sospese tra equilibrio e caduta, memoria e sparizione.


Il corpo del rivoluzionario architetto si presenta oggi smembrato e ricomposto: arti, organi, pelle e maschera si dispongono tra strutture architettoniche, boudoir intimi e corredi simbolici, accompagnati da elementi scultorei e installativi. A completare il percorso, anche opere realizzate in collaborazione con l’artista cinese Wanmei.
Cinque artiste accendono un progetto in cui l’assenza è potenza latente
Invisibilium è una collettiva delle artiste Giulia Apice, Ruth Beraha, Desirè D’Angelo e Chiara Russo, a cura di Giulia Tornesello. Il progetto nasce come riflessione sulla nostra epoca dominata dall’eccesso di immagini e dalla saturazione del visibile. Prendendo spunto dal testo De fide rerum invisibilium di Sant’Agostino, la mostra invita a un atto di fede nello sguardo negato: rinunciare alla trasparenza e accettare il mistero, attraversando il non detto e il non mostrato.

Tra le opere, la voce insistente di Mia Cara di Ruth Beraha – un audio che rifiuta lo sguardo e rivendica l’opacità – si contrappone al silenzio di Autoritratto 57 di Desirè D’Angelo, un video che esplora il gesto della cura attraverso la ripetizione intima e logorante di una carezza. Nei cunicoli del Pastificio, i Giornali di Chiara Russo trasformano i quotidiani in armi simboliche, rivelando la violenza latente dei media. Le tele di Giulia Apice, invece, si celano tra pieghe e drappeggi, concedendo solo frammenti e imponendo allo spettatore un’esperienza di attesa e fiducia.

Chiara Russo, Notizia, 2023,


