A Venezia, città sospesa tra acqua e cielo, dove ogni pietra riflette la memoria di un’epoca e ogni scorcio è già racconto, nasce un nuovo luogo dedicato al pensiero e alla bellezza: Casa Sanlorenzo. Qui, nella rarefatta eleganza di una villa anni ’40 affacciata sulla Basilica della Salute, prende forma una riflessione visiva che non lascia scampo: Breathtaking, l’installazione firmata da Fabrizio Ferri, è un grido muto immerso nell’acqua, una meditazione sospesa sulla fragilità del nostro tempo.


È più di una mostra: è una rivelazione. Un’esperienza visiva che scuote, sussurra e commuove. Il progetto, a cura di Sanlorenzo Arts, segna l’apertura ufficiale del nuovo hub culturale del brand, trasformando la sede veneziana in un luogo in cui arte e coscienza ambientale dialogano senza retorica ma con profonda, struggente intensità. La casa, come il ponte pedonale che la collega alla città, è stata inaugurata il 3 giugno 2025: entrambi sono stati progettati da Piero Lissoni, che ha restituito identità e respiro a questo edificio silenzioso, oggi fulcro di una visione che mette al centro il mare, il tempo e la responsabilità collettiva.
Il 1° settembre ha segnato l’inizio ufficiale della stagione espositiva: al mattino, una preview riservata alla stampa ha accolto i giornalisti negli spazi di Casa Sanlorenzo, accompagnati dallo stesso Dott. Massimo Perotti e da Fabrizio Ferri, in un incontro raccolto e carico di senso, in cui l’artista ha condiviso la genesi e l’intenzione profonda del progetto. La sera, invece, l’inaugurazione ha aperto le porte al pubblico e agli ospiti internazionali, in un’atmosfera intensa, dove il silenzio dell’opera sembrava estendersi oltre la sala espositiva. Tra i presenti, anche Willem Dafoe, il cui ritratto, potente, vulnerabile, sospeso, è tra i più viscerali della serie.


Breathtaking si vive da soli. Letteralmente. Si entra uno alla volta, in uno spazio completamente buio, separati dal mondo attraverso cuffie insonorizzanti, suggerite da Marina Abramović. Il silenzio è assoluto, assordante. Si sente solo il proprio respiro, che si fa corto. Il corpo si contrae, lo sguardo cerca un riferimento. E al centro della sala, una bara di vetro piena d’acqua marina, come un altare fragile, sembra contenere tutte le morti invisibili del mare.
Intorno, tredici ritratti in bianco e nero: Sting, Dafoe, Naomi Watts, Julianne Moore, Charlotte Gainsbourg, Isabella Rossellini e altre icone, avvolte da plastiche trasparenti che sembrano bloccare ogni vita. Le fotografie sono appese a pareti nere, inchiodate da chiodi in ferro battuto, e ognuna di esse è una preghiera visiva, una meditazione dolorosa sull’agonia degli oceani.

Il progetto ha avuto origine in modo inaspettato, da un gesto minimo ma potente: due fotografie inviate a Ferri dalla figlia Emma, una di un delfino, l’altra di un’orca, entrambe soffocate dalla plastica. Con esse, una domanda diretta: “Papà, tu cosa puoi fare per risolvere questa situazione?”. È stato lì che Ferri ha capito: la bellezza non basta. Bisognava rispondere. Creare. «Non stiamo solo uccidendo il mare. Stiamo uccidendo noi stessi», afferma. E lo fa con immagini che parlano di asfissia reale, ma anche simbolica.
Le sessioni fotografiche si sono svolte con lo stesso rigore silenzioso che pervade l’installazione. Tutti i protagonisti sono venuti senza sapere nulla. In studio, trovavano un tavolo coperto da cumuli di plastica maleodorante; quella che Ferri chiama, senza giri di parole, “le schifezze”. E poi la richiesta: indossarle, avvolgersi, interpretare. Lo stupore iniziale è stato autentico. Nessuno sapeva cosa aspettarsi. Nessuna direzione precisa. Solo una reazione istintiva, personale, che Ferri ha saputo cogliere nel momento esatto in cui la vulnerabilità diventava linguaggio. Ogni immagine è il frutto di una collaborazione spontanea, non prevista, mai costruita. «Ognuno ha reagito a modo suo. Ed è questo che ha dato valore all’intero progetto», racconta.
Ma Casa Sanlorenzo è anche un luogo di memoria e collezione. Nelle sue stanze, silenziosamente, prende forma la collezione privata della famiglia Perotti, una raccolta intima e rigorosa dove brillano, tra gli altri, un magnetico 24 tagli di Lucio Fontana e opere emblematiche di Alighiero Boetti. Non sono esposte per stupire, ma per parlare. E lo fanno.

Il progetto è sostenuto e rafforzato dal lavoro della Fondazione Sanlorenzo, che affianca l’attività culturale a un impegno concreto per la salvaguardia delle isole minori italiane, con iniziative ambientali che proteggono paesaggi, biodiversità e memorie costiere. Un’idea di impresa che si allarga alla cura del mondo. «Casa Sanlorenzo è la naturale estensione della nostra filosofia, dove bellezza e responsabilità camminano insieme», dichiara Massimo Perotti, executive chairman del gruppo. «Con Breathtaking non inauguriamo solo uno spazio, ma un’idea di futuro».
La mostra, curata da Geraldina Polverelli Ferri e Cristiano Seganfreddo, è stata realizzata tra New York e l’Italia con il supporto di Nobile Agency, Credem Euromobiliare Private Banking e Università Cattolica del Sacro Cuore. Rimarrà aperta al pubblico fino al 23 novembre, nel cuore della stagione veneziana, tra Biennale di Architettura e Mostra del Cinema. Alla fine, si esce nel silenzio, come si è entrati. Ma qualcosa resta. Una stretta nel petto, una luce diversa negli occhi. Forse, finalmente, la consapevolezza che respirare non è scontato. Né per noi, né per il mare.


