A partire dal 20 settembre 2025 il Piccolo Museo del Diario di Pieve Santo Stefano (Arezzo) ospiterà Se queste parole potessero parlare, un’installazione realizzata dall’artista Francesco Petrone e curata da Chiara Guidoni. L’opera, frutto di una residenza d’artista all’interno dell’Archivio Diaristico Nazionale, sarà presentata ufficialmente nel corso di un evento pubblico. Il progetto è stato realizzato con il sostegno del PAC2024 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.



L’opera si inserisce nella serie Respiro, in cui Petrone esplora simbolicamente il respiro come primo e ultimo atto della vita. Cuore del progetto è una porta in vetro alta tre metri, strutturata su un telaio in legno e concepita come passaggio simbolico tra ascolto e memoria. Su ciascuna anta dell’opera, composta da sei grandi vetri (tre per lato) e quattro gradini frontali, sono riportate frasi, parole e segni grafici tratti da 41 testimonianze diaristiche selezionate dall’artista tra le oltre diecimila conservate dall’Archivio, con testi che spaziano dal Settecento ai giorni nostri.
L’idea nasce da un’esperienza personale di Petrone: osservando il respiro della madre malata attraverso una maschera CPAP, l’artista è stato colpito dal pensiero che “fin quando il vetro si appanna, lei è viva”. Da qui, il desiderio di “fermare” simbolicamente il respiro sul vetro, rendendolo eterno insieme alle parole intime di sconosciuti che hanno affidato all’Archivio il racconto della propria vita. A imprimere ulteriore significato all’opera è la sua forma ogivale, che richiama le finestre delle cattedrali: un gesto che nobilita il quotidiano e attribuisce sacralità alla memoria. L’installazione è concepita come un diario dei diari, fragile e trasparente, ma reso eterno da un gesto semplice: scrivere sul vetro appannato.


La narrazione si apre con le parole di Saverio Tutino, fondatore dell’Archivio Diaristico Nazionale, e si chiude con le frasi tratte dal diario della madre dell’artista, in un cerchio che unisce pubblico e privato, storia collettiva e biografia. Durante l’inaugurazione saranno presentati anche un documentario sul progetto, diretto da Roberto Orazi, e un libro che ne racconta la genesi, edito da Aguaplano Libri.



