Palazzo Marchi apre le sue sale a Coltivazioni erbacee, la personale che celebra il percorso di Stefano Arienti, a cura di Elena Bray. L’artista, tra le figure più rilevanti della scena contemporanea italiana, torna a Parma con un progetto che porta in primo piano i suoi celebri libri manipolati: Attraverso interventi minimi – traforazioni, pieghettature, cancellazioni – Arienti trasforma volumi comuni in opere che trascendono la loro funzione originaria per rinascere in una nuova dimensione estetica. È un gesto di metamorfosi che richiama la ciclicità della natura e diventa metafora di vita, rigenerazione e resilienza.



L’esposizione si apre con l’imponente installazione Coltivazioni erbacee nel cortile e si chiude nel Salone delle Feste con una versione site-specific di Enciclopedia, una delle opere più iconiche dell’artista.a. Un lavoro che mette in luce il potenziale rigenerativo dell’arte, in cui la materia – come nei cicli naturali – si trasforma senza mai disperdere la propria essenza. La mostra, aperta dal 18 ottobre al 14 dicembre, prende forma in un percorso che attraversa cortili e saloni, dalle installazioni di grande formato fino alle opere storiche come Turbina (1986), primo nucleo della ricerca di Arienti.

Un viaggio tra cortile e saloni: il percorso immersivo di Stefano Arienti
Nel cortile, l’opera Coltivazioni erbacee richiama le installazioni monumentali che hanno reso celebre Arienti a livello internazionale, mentre nel Salone delle Feste trova spazio una nuova versione site-specific di Enciclopedia, tra i suoi lavori più iconici. L’allestimento si muove in equilibrio tra antico e contemporaneo, creando un dialogo sottile con la storia della dimora settecentesca e i suoi arredi. In questo contesto, le opere presenti non solo ridefiniscono il linguaggio del libro come oggetto artistico, ma si intrecciano con lo spazio stesso, talvolta mimetizzandosi con esso per innescare un gioco di percezioni tra sfondo e superficie.


Un approccio che riflette la poetica dell’artista – già protagonista in istituzioni come MAXXI, Castello di Rivoli e MoMA PS1 – e, al tempo stesso, la volontà di Palazzo Marchi di aprirsi al contemporaneo come strumento di rilettura e rigenerazione del proprio patrimonio storico. Accanto ai libri manipolati, alcune opere si mimetizzano con gli ambienti del palazzo, giocando con superfici e sfondi in un continuo rimando tra arte e contesto. Un dialogo che rispecchia la stessa vocazione della dimora, sempre più incline al contemporaneo come terreno di sperimentazione e rinascita.


