Arte, ecologia e attivismo. Il paesaggio politico dell’immaginazione

L'indagine di Mariasole Garacci sull'arte italiana che agisce nel presente, tra ecologia, politica e immaginazione collettiva

Che ruolo può avere oggi l’arte di fronte a una crisi ecologica senza precedenti? Può spingersi oltre la rappresentazione e diventare davvero azione? Nel saggio Arte, ecologia, attivismo. L’opera estesa, pubblicato da Postmedia Books nel 2025, Mariasole Garacci propone una riflessione sull’arte contemporanea italiana come forza attiva nella crisi ecologica che non può più limitarsi a osservare il mondo ma deve intervenire nelle sue contraddizioni, trasformandosi in un terreno di confronto politico, sociale ed ecologico. Più che un catalogo o una raccolta di pratiche, il libro è un’esplorazione teorica e poetica della possibilità che l’arte diventi uno spazio d’azione, un campo di tensione tra visione e trasformazione. Per Garacci, l’opera d’arte non si limita a rappresentare il mondo, ma partecipa dunque attivamente ai suoi processi, intervenendo nella sfera politica, ecologica e sociale.

Il testo nasce all’interno del progetto di ricerca “Panorama dell’arte italiana del XXI secolo”, promosso dalla Fondazione La Quadriennale di Roma, e coordinato da Raffaella Perna e Gian Maria Tosatti. Il progetto si propone di costruire una mappatura critica delle tendenze emergenti nell’arte italiana, attraverso un lavoro corale che coinvolge studiosi di diverse università. In questo contesto, Garacci sviluppa un’indagine autonoma ma intrecciata a una prospettiva più ampia, che mira a leggere le pratiche artistiche come sintomi e strumenti di trasformazione culturale.

Nel libro, la riflessione si articola attorno a figure chiave che incarnano approcci diversi e complementari all’arte come dispositivo ecologico e politico.

Tra questi Giorgio Andreotta Calò, ad esempio, che attraverso installazioni site-specific e immersive fa emergere la dimensione geologica e spirituale del paesaggio, trattando la materia e il tempo come archivi vivi. Andreco, ingegnere e artista, lavora da anni tra arte, scienza e attivismo, esplorando la crisi climatica con un linguaggio visivo che attraversa la performance urbana, il muralismo e l’installazione. Il suo progetto Climate Art Project è emblematico di un approccio transdisciplinare, dove l’arte diventa comunicazione accessibile e gesto pubblico.

Adelita Husni-Bey, invece, costruisce ambienti partecipativi e processi pedagogici in cui le dinamiche del potere vengono messe a nudo, e i confini tra spettatore e autore si dissolvono. Il suo lavoro non è mai compiuto senza l’altro: l’opera è relazione, possibilità, azione condivisa. Lo stesso accade con Eugenio Tibaldi, che nei suoi interventi architettonici e paesaggistici, come nel poetico Giardino abusivo, rivaluta gli spazi marginali e irregolari, rendendoli luoghi di sopravvivenza, resistenza e bellezza. La fotografia di Gigi Cifali, invece, documenta la memoria dell’abbandono e delle trasformazioni ambientali, restituendo dignità visiva a spazi dimenticati.

Ancora Paolo Cirio lavora in un registro diverso ma complementare: la sua pratica, ibrida tra arte concettuale e attivismo digitale, è un attacco frontale ai sistemi di sorveglianza, al controllo economico, alle politiche ambientali elusive. Le sue opere agiscono nello spazio mediatico e informativo, portando il conflitto là dove nasce la percezione pubblica. Con Luana Perilli, infine, si apre una riflessione interspecista: la sua arte si muove ai margini del pensiero antropocentrico, mettendo in scena forme di intelligenza non umana, relazioni simbiotiche, sistemi alternativi di esistenza. E ancora, poi, Gian Maria Tosatti, Rosa Barba, Pier Alfeo, Domenico Antonio Mancini.

Ciò che unisce queste esperienze – così diverse per linguaggi, approcci e modalità operative – è la consapevolezza che oggi l’arte non può essere neutra. In un’epoca segnata da collasso climatico, polarizzazione sociale e deriva tecnologica, l’opera assume una responsabilità nuova: non tanto quella di insegnare o convincere, ma quella di creare fratture nell’abitudine percettiva, di generare mondi possibili, di ridare senso al legame tra l’umano e la Terra. Garacci chiama questa capacità “valore d’azione”, un’estensione del pensiero artistico che travalica la contemplazione per diventare esperienza trasformativa.

La scrittura, precisa e attenta, costruisce una cornice teorica solida senza perdersi nel tecnicismo. Il libro non cede a entusiasmi ideologici né pretende di offrire soluzioni; piuttosto, apre una riflessione sul ruolo dell’immaginazione artistica come forma di resistenza. Arte, ecologia, attivismo non propone un modello né una scuola, ma un campo di possibilità in cui l’arte diventa un linguaggio per interrogare il presente. E in tempi di crisi, questa capacità di porre domande scomode è forse il gesto più necessario.

Per info sul saggio: postmediabooks.it

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