Pirelli HangarBicocca ha apertole porte a una delle voci più radicali della fotografia contemporanea con This Will Not End Well, la prima retrospettiva dedicata al lavoro filmico di Nan Goldin, in mostra fino al 15 febbraio 2026. Non si tratta solo di un’esposizione, ma di un’esperienza immersiva, costruita come un vero e proprio villaggio visivo, in cui ogni opera abita uno spazio architettonico pensato appositamente per accoglierla.

La mostra nasce da una collaborazione internazionale con il Moderna Museet di Stoccolma, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Neue Nationalgalerie di Berlino e la Réunion des musées nationaux – Grand Palais di Parigi. A firmare l’allestimento è l’architetta Hala Wardé, già più volte partner creativa di Goldin, che ha progettato una serie di padiglioni autonomi, ciascuno cucito intorno a un’opera, in una composizione spaziale che rievoca una piccola comunità.
Il titolo della mostra, This Will Not End Well (“Non finirà bene”), gioca su un’ambiguità tra pessimismo e ironia, riflettendo quell’energia vitale che ha sempre attraversato il lavoro di Goldin, anche nei suoi momenti più duri.


Un viaggio attraverso sei slideshow iconici
Il cuore della retrospettiva è composto da sei slideshow storici, vero e proprio marchio di fabbrica dell’artista, proposti in sequenza e con un impianto scenografico senza precedenti. Spicca The Ballad of Sexual Dependency (1981-2022), opera cult che documenta la vita di Goldin e della sua comunità dagli anni ’70 in poi. Accanto ad essa, The Other Side, Sisters, Saints and Sibyls, Fire Leap, Memory Lost e Sirens: ciascuna indaga un frammento di realtà – dalla dipendenza all’infanzia, dalla spiritualità al lutto – attraverso immagini, suoni e parole che sfuggono al racconto lineare per affidarsi all’emozione.
Un’attenzione speciale è riservata a Sisters, Saints and Sibyls, installata nel grande “Cubo” di HangarBicocca, uno spazio monumentale che rievoca la chiesa parigina dove l’opera fu originariamente esposta. Qui la combinazione di video, scultura e architettura diventa un atto rituale, meditativo e profondamente autobiografico.

Due nuove opere in anteprima europea
A rendere l’appuntamento ancora più unico sono due slideshow inediti, mai esposti prima in Europa:
- You Never Did Anything Wrong (2024), primo lavoro astratto dell’artista, è una riflessione visiva sul ciclo della vita, ispirata a un antico mito sull’eclissi.
- Stendhal Syndrome (2024), invece, intreccia sei miti delle Metamorfosi di Ovidio con ritratti di amici e immagini di opere d’arte, in un dialogo senza tempo tra biografia e archetipi visivi.
A introdurre il percorso espositivo, una nuova installazione sonora firmata dal collettivo Soundwalk Collective, realizzata in stretta collaborazione con Goldin: un’introduzione suggestiva, pensata per accompagnare i visitatori dentro l’universo emotivo dell’artista.

Un’eredità visiva che ha cambiato la fotografia
Classe 1953, nata a Washington D.C., Nan Goldin ha rivoluzionato il linguaggio della fotografia introducendo uno sguardo intimo, diretto e senza filtri su temi come la sessualità, la dipendenza, la malattia e il dolore. La sua estetica ruvida e spontanea ha influenzato profondamente la fotografia contemporanea, compresa quella di moda e pubblicitaria.
Fin dai primi anni ’80, Goldin ha scelto la forma dello slideshow per presentare i suoi lavori, proiettandoli nei club e nei cinema underground, accompagnati da colonne sonore attentamente scelte. Con il tempo, questa pratica si è evoluta in una forma d’arte a sé, capace di mescolare fotografia, video, voce e musica.


