Sarà visitabile fino al 28 settembre 2025 la mostra Universo Nespolo curata da Sandro Parmiggiani negli spazi di Villa Giulia a Pallanza (VB) in collaborazione con lo Studio Nespolo e Sky Arte. L’esposizione, con le sue cento opere divise in quattordici sezioni tematiche dislocate nella ex villa della famiglia Branca, costituisce un’antologica dedicata alla ormai sessantennale carriera di Ugo Nespolo (Mosso, 1941), artista prolifico e dai molteplici interessi che, in una sua animazione video, si autodefinisce “il Mangiatutto”, mostrando il suo profilo stilizzato mentre fagocita voracemente opere d’arte di ogni tipo, dall’Urlo di Edvard Munch alla Merda d’Artista di Piero Manzoni, dalle Brillo Boxes di Andy Warhol al teschio diamantato di Damien Hirst.

Nespolo infatti si cimenta costantemente con tecniche e media artistici diversi passando dalla pittura alla scultura, dalla ceramica al vetro, dalla fotografia al cinema, con incursioni nel teatro d’opera per il quale realizza i bozzetti di scenografie e costumi. Dopo gli esordi negli anni Sessanta nella Galleria Schwartz a Milano, Nespolo aderisce al Movimento dell’Arte Povera, interessandosi poi al concettuale e alla Pop Art, che conoscerà durante i suoi viaggi a New York. Sempre in cerca di nuovi stimoli artistici, è anche il fondatore dell’Istituto Patafisico Ticinese assieme a Enrico Baj, facendo dell’ironia e dell’umorismo il basso continuo della propria produzione artistica, basata sulla convinzione secondo cui l’arte non possa essere qualcosa di slegato dalla vita bensì sia strettamente legata a quest’ultima, in una costante compenetrazione.
L’ironia delle opere di Ugo Nespolo si traduce anche in una continua riflessione sull’arte stessa e sul suo statuto nonché in un’autocritica nei confronti delle Avanguardie che pure costituiscono per lui un riferimento artistico imprescindibile, basti pensare a Fortunato Depero e alla sua concezione di “arte ludica” e al Manifesto per la Ricostruzione Futurista dell’Universo (1915), che rappresentano il punto di partenza della sua idea di arte come elemento pervasivo della vita quotidiana.
È il caso dell’opera intitolata Tavole di Annibale Pastore (1968) che rappresenta un tentativo di autocritica verso l’arte delle Avanguardie, la quale rischia di diventare qualcosa di troppo criptico e lontano dalla comprensione delle persone: in questa serie di incisioni, Nespolo riprende le complesse riflessioni del filosofo ed epistemologo Annibale Pastore (1868-1956), il quale ha cercato di rappresentare e verificare tramite un sistema meccanico di ruote mosse da cinghie la struttura ternaria dei sillogismi aristotelici.


Come detto, Nespolo viene riconosciuto tra gli artisti che hanno partecipato negli anni Sessanta all’origine dell’Arte Povera, caratterizzata dall’utilizzo di materiali umili e di recupero (come legno, vimini, metalli, cartone) e dai lui declinata in forme geometriche sempre contraddistinte dalla sua caratteristica irriverenza, basti pensare alla coppia di opere in legno – esposte al piano terra di Villa Giulia – recanti le scritte “Power” e “Violence” realizzate con ciuffi di setole nere, come fossero delle enormi spazzole.
Insofferente però a qualsiasi etichetta artistica, si distacca dal gruppo per dare origine, a metà anni Settanta, a quella che lui definisce “Arte Ricca” (ospitata nella sala dirimpetto a quella dedicata all’Arte Povera), costituita da opere dal gusto barocco realizzate con tecniche complesse, come l’intarsio, e materiali ricercati – addirittura lussuosi – quali alabastro, madreperla, legni pregiati. Tra queste citiamo, solo a titolo d’esempio, Al pianterreno del Museo di Kensington (1978), una raccolta di martelletti metallici decorati e custoditi in una raffinata cassa di legno, o Security Safe (1978), la porta di una cassaforte resa con un intarsio di ebano e madreperla: quella che si realizza così a Villa Giulia è una sorta di Wunderkammer contemporanea caratterizzata burlescamente dalla contrapposizione tra i prosaici oggetti che Nespolo presenta al suo visitatore e i sontuosi materiali che li costituiscono.

Il vero passaggio tra la produzione degli esordi e la fase successiva dell’arte di Nespolo, che prosegue ancora oggi, avviene nel 1974 ed è sancito dalle fotografie in cui l’artista è rappresentato mentre spicca il volo sopra la città di Torino, collocate all’ingresso del percorso e in corrispondenza del passaggio tra le sezioni collocate al piano terra e quelle poste ai piani superiori. Le fotografie sono accompagnate anche da Svaso – Account (2011), una sorta di grande vaso che suggerisce il concetto di “svaso” – per l’appunto – di trapianto, nel quale al posto dei fiori vi sono però dei grandi numeri colorati (altro elemento ricorrente nella produzione di Nespolo), che sembrano spiccare il volo (o “involarsi”, per usare le parole del curatore), proprio come l’artista immortalato nelle fotografie assieme al suo carlino di cartapesta in braccio.
Al primo piano vengono invece presentate opere come i disegni su carta da spolvero, alcuni dei quali rielaborano un altro tema ricorrente nella sua arte, ovvero la visita al museo (nella sala al pianterreno dedicata all’“Arte Ricca”, per esempio, troviamo un intarsio marmoreo intitolato Guardar Morris, 1975): è il caso di Abbaglio (2015) o di Così per decorare (2015) che rappresentano rispettivamente lo squalo in formaldeide di Hirst e una pittura di Takashi Murakami accompagnati da scritte di difficile decifrazione, tra le quali però spicca chiaramente solo il prezzo delle opere. Come detto, Nespolo è sempre attento alla riflessione sull’arte e alle dinamiche interne al suo mondo, considerando l’artista come un intellettuale a tutti gli effetti.

La carta da spolvero con cui sono realizzate queste opere è un materiale molto apprezzato da Nespolo che lo usa per realizzare numerosi disegni: lungi dall’essere un materiale finalizzato alla mera preparazione preliminare di bozzetti e prove, essa costituisce per lui un vero e proprio materiale artistico, evidenziando il suo profondo interesse per la sperimentazione con materiali vari che lo avvicinano anche a quelle che storicamente sono state definite “arti applicate”. Nespolo infatti si cimenta anche con la maiolica smaltata realizzando variopinte opere come Letteratura (1989) e Videogioco (1990) oppure con il vetro (è il caso dei vasi artistici Testa, 2003, e Barocco, 2005), collaborando con la storica vetreria di Murano Barovier & Toso.
Non mancano poi il legno e la carta che vengono declinati da Nespolo nella produzione di libri d’artista da lui realizzati e illustrati nonché di opere lignee a forma di libro, a metà strada tra la pittura e la scultura, come My book (2007) ed Ex libris – De Minimus (2015), che ricordano vagamente le matrici in legno delle xilografie quattrocentesche, ripercorrendo così la storia del libro (oggetto che suscita grande fascino nell’artista) e della stampa.

Concludono il percorso due sale dedicate al lavoro di Nespolo per il cinema, con spezzoni di interviste e materiali di archivio, e per il teatro d’opera, iniziato nel 1986 con la realizzazione dei bozzetti per le scenografie della Turandot e proseguito negli anni con L’elisir d’amore (1995), la Madama Butterfly (2007) e l’Italiana in Algeri (2018). Coerenti con lo stile colorato e patafisico dell’artista, anche i bozzetti esposti a Villa Giulia mostrano chiaramente l’impronta ironica che caratterizza la sua intera produzione artistica, perfettamente sintetizzata dall’enorme boccetta azzurra che troneggia al centro di una delle maquette dell’Elisir donizettiano.
Cento opere, insomma, che fanno “involare” il visitatore nel cosmo colorato di Ugo Nespolo e lo invitano a raggiungerlo assieme al suo carlino di cartapesta.

Fino al 28 settembre 2025
Villa Giulia – Pallanza (VB)
info: comune.verbania.it


