Fantastico e fantascienza in mostra al Mufant di Torino

Luogo magico della memoria, il Mufant è un laboratorio di idee che racconta tutti i volti dei due generi. Strizzando l’occhio al gotico, all’horror e al fantasy

Conosciuta come “la città magica” per via delle sue leggende e tradizioni che flirtano con l’esoterismo e l’occulto, Torino accoglie uno spazio artistico e culturale fuori dalle canoniche rotte turistiche – dal museo egizio al museo nazionale del cinema, all’interno della Mole Antonelliana –, dedicato all’immaginario fantastico e fantascientifico in ogni sua forma espressiva. Spaziando dalla letteratura al fumetto, dal cinema alla televisione, dalla musica ai videogame, dall’arte al gioco, il Mufant – il primo museo in Italia e il secondo in Europa dedicato al fantastico e alla fantascienza – valorizza e diffonde i volti del “genere” che ha invaso tutti i media. E ne ripercorre la storia e i linguaggi – dalle origini ottocentesche alle ben più moderne declinazioni – accogliendo il visitatore nei suoi 1000 metri quadri di esposizione.

Un luogo magico della memoria, dunque, per scoprire (o riscoprire) la storia e la metamorfosi di un genere di narrativa popolare che, originato agli albori dell’era illuminista, non ha mai smesso di rivolgersi al presente. Narrandone, seppur metaforicamente, i fantasmi e le speranze, gli orrori e le prospettive. Sviluppato su un unico piano, il percorso del Mufant si articola in saloni, sale espositive, biblioteca, sala conferenze, videogame lab ed escape room. Parliamo di uno spazio artistico e culturale che è un vero e proprio laboratorio di idee in costante attività, con l’obiettivo di sviluppare la (naturale) vocazione sperimentale e laboratoriale degli universi “fantascientifici”. Passato, presente e futuro qui si fondono in modo unico.

Poster, libri, fumetti, memorabilia, action figures, busti, gadget, giochi (e tanto di più): il percorso espositivo permanente del Mufant, in piazza Riccardo Valla, spazia da “Star Wars” – che «ha creato un immenso universo crossmediale di cui fanno parte oltre ai film, fumetti, cartoni e serie tv» alla fantascienza sui canali Rai con Ufo e Spazio 1999 («due fra le più popolari e riuscite serie televisive sci-fi ideate dalla celebre coppia di produttori inglesi Gerry e Sylvia Anderson»). Ed ecco “Star Trek”, che dalla sua prima apparizione «si è evoluto in un fenomeno culturale globale comprendendo libri, produzioni live action, fumetti e serie animate».

E ancora, spazio a “Doctor Who”, che con oltre 800 episodi è riconosciuta come la serie tv di fantascienza più longeva e come quella di maggior successo, nonché ai cartoni animati, con l’arrivo in Italia degli anime giapponesi. M c’è posto anche per la trilogia di “Ritorno al futuro” e il lungometraggio “Nightmare Before Christmas” del duo Tim Burton-Henry Salick. Focus, poi, sul cartone animato Goldrake, rammentando che «a scagliarsi contro l’alabarda spaziale, le lame rotanti e i dischi perforanti del “robot con le corna” pilotato da Actarus non furono solo genitori e insegnanti preoccupati ma fu addirittura indetta un’interpellanza parlamentare».

Non da ultimo, viene amplificato il binomio scienza-fantascienza («entrambe le discipline condividono il desiderio di esplorare l’ignoto e immaginare il futuro»), i robot al cinema («schiavi ribelli, freddi assassini, ma anche amici, buffi compagni di gioco o umanissime entità»), le marionette di Yambo, alias Enrico Novelli («il teatro di figura fu probabilmente il suo personale modo di conservare e rielaborare l’eredità artistica paterna»), i robot di latta – «azionati da un meccanismo a molla» – e quelli nel fumetto come «nel bonelliano Nathan Never che presenta numerosi avversari robotici». Così Silvia Casolari, presidentessa Fondazione Mufant Ets: «L’unicità di questa realtà sta nel riuscire a coniugare i temi più popolari e mass mediatici con quelli di approfondimento storico e culturale».

Ma il Mufant – che ospita anche un piccolo parco del fantastico, con grandi opere di arredo urbano – non tralascia (ci mancherebbe) le origini del cinema di casa nostra, ricordando che «il primo film italiano a vocazione propriamente fantascientifica è “Un matrimonio interplanetario”, del 1910, diretto da Yambo». Tutto ciò, partendo da una domanda non banale: perché la fantascienza? Il Museo replica così: «Come ricordato da Charles P. Snow, scrittore e scienziato inglese, la fantascienza ricongiunge due universi troppo a lungo rimasti separati: conoscenza scientifica e sapere umanistico. Questo è il principio che anima le attività didattiche del Mufant, quelle più innovative e sperimentali, che utilizzano la “gamification” e il videogame così come quelle più ludiche ed espressive dedicate al fumetto e all’arte».

Info: www.mufant.it

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