Pensavate che i nerd passassero le giornate a cliccare compulsivamente in stanze buie, lontani da ogni traccia di arte e bellezza? Benvenuti in Stonemachia, dove il gamer solitario si ritrova a combattere in una Milano del Trecento, sotto lo sguardo gotico del Duomo e tra i pixel gloriosi della Galleria Vittorio Emanuele II. Qui il joypad diventa spada, le architetture monumentali si sfaldano in glitch metafisici, e l’unico modo per sopravvivere è studiare la storia dell’arte… o almeno schivare statue animate e mostri barocchi.

Ambientato in Medhelan, nome antico per Milano, il videogioco fantasy più visionario dell’anno, Stonemachia, trasfigura la città e altri luoghi italiani in un paesaggio dark e surreale: dal Duomo e la Galleria Vittorio Emanuele II fino al Castello Sforzesco. Ma l’architettura si espande oltre Milano, includendo il Duomo di Siena, la cupola di Firenze, la Triscele Siciliana o il campanile di Parma. Le strutture sono riconoscibili ma manipolate, con scale impossibili e forme sospese, come capitoli di un sogno straniante e barocco. Nei panni di Zefiro, una pedina degli scacchi con il potere di trasformarsi in cavallo, torre o alfiere, il giocatore affronta la Piaga degli Angeli, una maledizione che ha trasformato creature sacre in statue mostruose ispirate all’arte e al folklore italiano. Il gioco, un soulslike dinamico, punta su parate rapide per recuperare salute e su un ritmo veloce che si discosta dalla formula classica del genere.



Creato da un team indipendente italiano sparso tra Milano, Brescia e Modena, Stonemachia è cresciuto anche grazie ai contributi dei fan. Attraverso meme social, segnalazioni e suggerimenti, gli utenti hanno proposto borghi, chiese, torri, poi integrate nell’universo del gioco. Un vero processo di costruzione collettiva che ha arricchito il mondo di gioco con riferimenti reali come il Castello Scaligero di Sirmione o il Leone di Venezia. Con lancio previsto su PC entro il 2025 e un’espansione al console prevista in futuro, Stonemachia è un esperimento ambizioso che unisce gameplay intenso, architettura italiana e fantasmagoria estetica. Non è solo un gioco: è una lettera d’amore al patrimonio culturale italiano reinterpretato attraverso un filtro immersivo e surreale.





