Questa estate l’Italia si trasforma in un grande palcoscenico d’arte, una mappa che intreccia territori e visioni differenti. Dalle icone senza tempo di Elliott Erwitt nel cuore di Roma, ai mondi intimi e radicali di Nan Goldin a Milano, passando per il dialogo tra arte e natura di Haley Mellin sempre nel capoluogo lombardo e l’ironia tagliente di Maurizio Cattelan che attraversa Bergamo. Fino alla dimensione sospesa e onirica di Tatiana Trouvé a Venezia e alla voce libera e sperimentale di Tommaso Binga a Napoli. Senza dimenticare la fotografia contemporanea che invade le strade di Monopoli con PhEST. Un itinerario inedito, pensato per chi desidera perdersi nell’arte più sensibile e trasversale, dall’assolato Sud della Puglia alle lagunari geometrie del Nord.
Viaggio nell’Arte
Il viaggio inizia nella capitale, dove la Galleria Borghese ospita fino al 14 settembre Poemi della terra nera dell’artista keniota-americana Wangechi Mutu. Le sue ibride figure sciamaniche, come la scultura In Two Canoe o la serie di collage Histology of the Different Classes of Uterine Tumors, si insinuano tra i capolavori del Bernini e Canova, creano una potente riflessione sulla memoria coloniale. Un confronto che ribalta il concetto delle gerarchie e invita lo spettatore a riconsiderare l’idea stessa di bellezza classica.


Ci spostiamo quindi a Palazzo Bonaparte, che dal 28 giugno al 21 settembre ospita Elliott Erwitt. Icons. Oltre 80 scatti celebri (da Marilyn Monroe a Kerouac, fino al divertente California Kiss e ai suoi cani antropomorfi) descrivendo la vita quotidiana con sensibilità, ironia e poesia. È la fotografia del secolo scorso vista attraverso l’empatico sguardo di un maestro che rende memorabile ogni atto umano.
Milano tra natura e introspezione
A Milano, Pirelli HangarBicocca presenta Nan Goldin. This Will Not End Well (dall’11 ottobre al 15 febbraio 2026), la prima grande retrospettiva europea dedicata al suo lavoro come filmmaker. Il percorso raccoglie operati artistici iconici come The Ballad of Sexual Dependency e Sisters, Saints and Sibyls, insieme a nuove installazioni sonore realizzate in collaborazione con il Soundwalk Collective. Goldin intreccia immagini e musica in un racconto intimo che riesce a parlare a tutti. Fra sessualità, emancipazione, trasgressione e relazioni umane, restituendo con realismo e poesia la complessità dell’esistenza di gruppi marginali nella società.

Sempre a Milano, il Museo Novecento ospita Haley Mellin con la mostra SIAMO NATURA (fino al 20 settembre). L’artista americana, impegnata anche come ambientalista, intreccia arte e ecologia in un percorso che invita a ripensare il rapporto tra uomo e ambiente. Tele, fotografie e installazioni site-specific riflettono sulla vulnerabilità del paesaggio e sull’urgenza di una nuova armonia con la natura.
Vedere è (ri)conoscere
L’estate prosegue poi con uno sguardo al presente. A Monopoli, tra le piazze e i bianchi vicoli del centro storico, si svolge l’edizione 2025 di PhEST, festival internazionale di fotografia e arte (dall’8 agosto al 16 novembre). Quest’anno il tema centrale è Inhabit, abitare. Attraversa i lavori di autori emergenti e grandi nomi come Paolo Pellegrin, Marina Caneve e Léonard Pongo, con installazioni e percorsi in realtà aumentata. Non si tratta solo di una mostra, ma di una vera e propria esperienza urbana, partecipativa.

Refugees on the coast in Mytilini, Lesbos, Greece, 2015

Photo: Lorenzo Palmieri
Nel cuore di Bergamo poi, tra GAMeC e Palazzo della Ragione, Maurizio Cattelan presenta November (2025), una scultura iperrealista in marmo che ritrae un senzatetto nell’atto di urinare, con dignità silenziosa e provocatoria, e One, installazione dove un bambino gioca con le dita a forma di pistola sulle spalle di Garibaldi. Opere che mettono in discussione i confini del potere, che raccontano l’identità nazionale.
Da Nord a Sud, un tour illuminante e introspettivo
Il nostro percorso procedendo poi verso Venezia, a Palazzo Grassi (dal 6 aprile 2025 al 4 gennaio 2026), dove si visita la monografica di Tatiana Trouvé, La strana vita delle cose. Un labirinto visivo in cui sculture di marmo e bronzo, grandi disegni e installazioni creano spazi che collegano lo spettatore al sogno, ai suoi vissuti. Tra le opere realizzate per l’esposizione, Hors‑sol emerge come sentiero percettivo tra realtà tangibile e materiale sospeso.


Photo Amedeo Benestante
Chiude l’itinerario Napoli, al MADRE (Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina), che presenta la mostra di Tommaso Binga, Euforia (2025). Un insieme di collage, performance e scritture che trasformano testi e linguaggi poetici in esperienze visuali e vivenziali, parte del suo percorso femminista e sperimentale lungo cinque decenni.
Visitare queste mostre non è dunque solo un modo per attraversare l’Italia in estate, ma anche per attraversare se stessi. L’arte, in tutte le sue forme, ci invita a guardare il mondo con occhi nuovi. Come scriveva Paul Valéry:
“Voir, c’est oublier le nom de la chose qu’on regarde”, vedere è dimenticare il nome della cosa che si guarda. Un invito a lasciarsi stupire da ciò che l’estate italiana ha da offrire.


