Stinsero in un fitto, cinereo e interrotto riverbero le endiadi di quei respiri, sospese su un dono o un debito di anidride. Ora che il biondo degli ossidi s’è ammantato di rosso e gli inerti diaframmi abitano il proprio niveo negativo, le voci si riannodano, recuperano quel canto e lo restituiscono all’eterno. Pompeii Threnody di Cerith Wyn Evans (Galles-UK 1958), a cura di Andrea Viliani con Stella Bottai, Laura Mariano e Caterina Avataneo, è la nuova mostra del programma Pompeii Commitment. Materie archeologiche, la prima site specific pensata per l’Antiquarium di Boscoreale, dove sarà possibile ascoltare l’asincrona trenodia tra tempi diversi fino all’11 gennaio 2026.

Dalle labbra di un efebo lampadoforo, posto tra i primi sguardi, si schiude un’eco dorata che sfiora l’intero percorso in mostra, accompagnando come un velo prezioso le memorie di tutti i dolori: quelli muti dei cipressi fossilizzati della piana del fiume Sarno — Pompeii Threnody (The Ancient Cypress Tree of the Sarno Plain), serie di nove fotoincisioni, 2025 — si uniscono al lento vibrare, perforando il presente come fumo vetrificato che risale dalle radici. Cerith Wyn Evans stringe in un viscoso compianto il tessuto corticale di questa antica materia con la tecnica della fotoincisione, non omettendo gli “indizi di presente” che affiorano tra le immagini come testimoni agli orli del commiato. Il vettore di questo tempo ciclico è il carro di Civita Giuliana in perfetta sosta, né all’inizio né alla fine, come fosse ancora in movimento.


IN GIRUM NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI — “Andiamo in tondo nella notte e siamo consumati dal fuoco” — recita un celebre palindromo latino che l’artista gallese imprime nell’omonima installazione luminosa. «Un epitaffio sospeso nel gas e nel vetro» posto nella stessa sala del carro che, assistito da questa nuova luce, genera il complesso disegno delle proprie ombre, simili ad anime diafane o corvine, recenti o distanti, in intersezioni di presenza e assenza. Nel patio dell’Antiquarium, invece, le rifrazioni di due lampade-sculture in forma di palme dorate — come a ritessere il tragitto tra le mani e le labbra dell’efebo — riversano la luce riflessa dai loro profili nello spazio intimo e appartato, come se le anime fossero giunte al termine apparente della trenodia, invocando la vita. Questo ciclo si ripete, ancora e sempre uguale, ma le voci si moltiplicano, sia oltre la soglia afona e buia e dei defunti, sia nel corteo di fiamme vive e luminose che prestano luce al ricordo dei primi. Il carro, arso dal tempo, continua a muoversi, e il coro di tutte le età continua ad accompagnare il suo tragitto.

Con Pompeii Threnody, il programma Pompeii Commitment continua a riprogettare l’architettura della comunicazione con l’antico «valorizzandone la materia archeologica». Reimmaginando gli interventi dell’arte contemporanea non come contrappunto o “risposta ad immagine” — in luoghi già carichi di senso e visioni —, l’esperienza espositiva può essere intesa come un continuum in cui le materie d’oggi assumono il ruolo di interfacce con il passato, che non parla in modo diverso, ma più intensamente, in reciproca risonanza. Attraverso interventi minimi che fanno da brevi accenti a quel poderoso canto, l’intervento di Cerith Wyn Evans si traduce in un’articolazione esile e cauta del linguaggio contemporaneo, posto ai margini di un registro acuto come un suono sostenuto, ma rarefatto, quasi assente, mentre lascia intonare alle altre voci millenarie la composita, grave e gutturale armonia della presenza.

Pompeii Threnody
Fino all’11 gennaio 2026
Antiquarium di Boscoreale
info: pompeiisites.org


