La Folk Revolution invade Greenwich Village grazie a Bob Dylan

Un viaggio negli anni della Folk Revolution, che hanno consacrato Dylan come simbolo di un’America ribelle e in cambiamento

È nel centro del folk americano, Greenwich Village, che si inaugura la mostra How Many Roads: Bob Dylan and His Changing Times, 1961–1964, ospitata nelle Gallatin Galleries della New York University. Un allestimento che rende omaggio al period di attività del cantautore, durante i quali Dylan divenne la voce delle lotte per i diritti civili e contro la guerra. Curata da Mark Davidson e prodotta originariamente dal Bob Dylan Center di Tulsa (Oklahoma), la mostra è la prima esposizione dell’istituzione al di fuori di Tulsa. In programma dal 25 agosto al 15 ottobre 2025 nove film documentari originali e una vasta raccolta di documenti d’archivio.

Il racconto di un’America in trasformazione

La mostra ripercorre un periodo cruciale. Il primo Dylan folk-patriota emerge nel cuore dei movimenti per i diritti civili, le marce per la giustizia sociale, le proteste universitarie e le campagne per l’integrazione e il diritto di voto. Tutto questo trova spazio nella sua musica, spesso ispirata da eventi veri come atti di violenza razzista (Emmett Till, Hattie Carroll, Medgar Evers) e la paura del nucleare. Brani iconici come Paths of Victory, A Hard Rain’s Gonna Fall, Masters of War, Blowin’ in the Wind (1962) e The Times They Are A‑Changin’ (1964) vengono presentati come atti musicali di denuncia che hanno marcato un’intera generazione.

Dylan e personaggi cardine di un movimento

Tra i materiali in mostra si trovano filmati rari della campagna di registrazione a Greenwood (Mississippi) e della storica Marcia su Washington del 1963, dove Dylan e Joan Baez si esibirono insieme. Foto e oggetti raccolti al Newport Folk Festival del 1963 (incluse la celebre entrata di Dylan con un frustino) restituiscono la trasgressiva aria di un’epoca in pieno fermento ed elevazione sociale.

Il percorso espositivo ospita anche memorie di figure chiave come Joan Baez, Pete Seeger, Theodore Bikel, Len Chandler. Essi emergevano accanto alla scena dylaniana, mentre volantini e assi della stampa alternativa come Broadsheet documentano il movimento musicale e socioculturale del tempo.

Tra mito e finzione

Il programma include anche una passeggiata guidata per le strade del Village il 20 settembre 2025. Partendo dagli storici siti come Great Jones Street, Washington Square Park e il Chelsea Hotel. Il tour si chiuderà infine al Bitter End, locale simbolo della musica folk americana, rievocando le radici di Dylan nella scena locale. L’esposizione arriva a New York dopo il successo del film A Complete Unknown (2024), in cui Timothée Chalamet interpreta un giovane Dylan immerso nella dimensione del Village, portando sullo schermo il suo lento e progressivo allontanamento dal movimento folk-protesta. Il giovane attore ha vinto un Golden Globe per questa interpretazione, consacrando una nuova generazione al mito di Bob Dylan.

La scelta di New York non è casuale. Secondo Steve Higgins dell’American Song Archives, «Greenwich Village è il luogo in cui Bob Dylan divenne Bob Dylan». È qui, tra i locali come Folk City, Café Wha? o il Bitter End, che la canzone folk si mescolava alla metamorfosi politica e culturale, fino a tradursi in protest-song che scosse l’intera America.

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