Da Ocean Space a Venezia un invito a respirare con le branchie

Negli spazi di Ocean Space un’immersione improvvisata nei fondali del sapere per ripensare il futuro. Protagoniste Nadia Huggins e Tessa Mars

Che tipo di società avremmo costruito se ci fossimo evoluti in acqua? Nel tentativo di rispondere a questa domanda, la curatrice Yina Jiménez Suriel continua la sua ricerca all’interno di The Current, programma di TBA21–Academy che indaga l’oceano come spazio conoscitivo e politico. Negli spazi di Ocean Space, fino al 2 novembre 2025, il pubblico è invitato a immergersi nei lavori di Nadia Huggins e Tessa Mars. Le due artiste caraibiche, attraverso le loro ricerche sul corpo, memoria e paesaggio, propongono un cambiamento radicale di sguardo: imparare a pensare come l’oceano.

Il titolo altre montagne, dissolte sotto l’acqua evoca qualcosa che esiste davvero, ma non si lascia vedere: una massa invisibile, trattenuta dalla densità del mare. Forse sono saperi silenziosi, memorie sommerse, visioni ecologiche mai ascoltate. Questa non è una mostra sull’ecologia in senso stretto. Non parla di emissioni, né mostra grafici sul clima. Ma proprio perché il dibattito ambientale si è spesso arenato su strategie lente e soluzioni già note, questa mostra propone un’altra direzione. L’essere umano, saldo e con i piedi a terra, anche immerso in una foresta pulsante, si sente ancora al centro. È questa la logica della terraferma: una postura di controllo, di dominio. L’oceano, invece, non permette di restare fermi. Bisogna muoversi per restare vivi. Adottare un punto di vista oceanico significa perdere l’equilibrio, accettare la trasformazione continua e rinunciare alla centralità del proprio sguardo. È un invito all’azione e al disorientamento.

Entrando nella chiesa, appoggiata sul pavimento in marmo e silenziosamente osservata dalle statue, si incontra l’opera di Nadia Huggins, A shipwreck is not a wreck. Una struttura ad archi in legno che richiama la carcassa di una barca, come se fosse rimasta fossilizzata nei fondali marini. Il rimando a Marco Polo giunge con delicata fermezza all’osservatore: si pensa infatti che la chiesa di San Lorenzo sia stata la sua ultima dimora. E così come i racconti mai condivisi del celebre navigatore sono ormai perduti e dimenticati, così i relitti, si depositano nel fondo del mare: frammenti di vita nascosti. L’opera si attraversa come se si stesse nuotando verso il largo. Al suo interno, video installazioni proiettano immagini subacquee: corpi, pesci, coralli. Non c’è una sequenza chiara, lo spettatore è invitato a sdraiarsi, a lasciarsi andare, ad ascoltare. Il corpo non è spettatore, ma parte del paesaggio.

Tessa Mars espone A call to the ocean, un’installazione pittorica che si sviluppa come una montagna fatta di tele stratificate. Tra i colori spicca un volto verde. Le figure rappresentate non hanno un ruolo preciso: sembrano in trasformazione, a metà tra sonno e metamorfosi. Mars invita a fuggire dalle categorie fisse, a entrare in un paesaggio dove niente è stabile. Le sue montagne non sono barriere, ma spazi di resistenza e possibilità. Il percorso espositivo non offre spiegazioni e non impone letture. Seguendo un approccio ispirato al freestyle, pratica radicata nelle culture afro-caraibiche e basata sull’improvvisazione , la curatrice Yina Jiménez Suriel ci invita a perdere l’orientamento e ad accettare l’incertezza. A non pensare sempre allo stesso modo. A riorientarci in base a quello che sentiamo, ascoltiamo, attraversiamo. Perché anche il pensiero, come l’oceano, ha bisogno di movimento per restare vivo.

TBA21–Academy non si limita a produrre mostre. Promuove anche progetti concreti come Towards a Marine Promoted Area, che immagina nuove forme di tutela marina basate sulla collaborazione tra comunità locali, artisti e scienziati, fuori da modelli gerarchici. A Venezia, città anfibia e fragile, questa mostra dialoga con altre pratiche attive: dalle pratiche di immaginazione radicale del collettivo Sales Docs alle ricerche di We Are Here Venice. Ma soprattutto, invita chi la visita a lasciarsi andare e sentire cosa succede quando si smette di stare fermi. Il cambiamento non si costruisce solo con le idee.

Fino al 2 novembre 2025
Ocean Space – Venezia
info: ocean-space.org

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