L’intento non è decorare, ma rileggere il patrimonio: è da qui che nasce Luminis di Mario Carlo Iusi. Le sue cornici luminose a LED illuminano porzioni di spazio architettonico, trasformandole in un’esperienza percettiva. Nessuna pittura, nessuna superficie da modificare: solo la luce, che riaccende lo sguardo.

«Ogni posto, anche il più bello, se lo osservi tutti i giorni, a un certo punto smetti di vederlo. Il mio progetto serve a ridargli vita», spiega l’artista. Lo dimostra quello che è successo proprio ad Alatri: durante l’installazione sulle mura dell’Acropoli è stata scoperta una scritta che nessuno conosceva. Le cornici non toccano mai le superfici: sono montate su supporti autoportanti e rispettano in modo rigoroso la conservazione degli ambienti. L’illuminazione viene attivata manualmente solo in presenza dei visitatori, per contenere l’impatto luminoso e lasciare che l’opera si manifesti solo quando qualcuno è lì per viverla.
Partito dalle mura ciclopiche di Alatri, il progetto è arrivato fino al Barrio Gotico di Barcellona per una tappa internazionale. Oggi approda – e resta visibile al pubblico fino al 31 agosto – nell’Oratorio dell’Angeletto del Tempio di Giove Anxur a Terracina, uno spazio cristiano ricavato da un tempio romano del II secolo a.C. Per questa tappa, voluta dalla Fondazione Città di Terracina, Iusi ha creato una cornice curva, modellata sulla forma dell’arco che racchiude un ciclo di affreschi medievali. Una tappa che l’artista definisce la più elegante realizzata finora «perché abbiamo illuminato gli affreschi già presenti e restaurati l’anno scorso».

Nato ad Alatri nel 1995, Iusi si è avvicinato all’arte attraverso la pittura: «I primi lavori, però, non sono concettuali, rappresentano il bisogno di esprimere quello che avevo dentro», confessa. Colori, spatole e superfici ruvide diventano quindi strumenti utili per una pittura istintiva. Poi, nel 2016, una lampada sul tavolo della cucina cambia tutto: «Era accesa sul lato di un dipinto che stavo realizzando e mi sono accorto del gioco di luci che faceva sull’opera. Da lì ho intuito che quella luce trasformava il lavoro, reinterpretandolo. Così ho costruito la mia prima cornice con strisce a LED».
Per l’artista frusinate è importante che l’arte sia diretta: «C’è questa tendenza ad essere criptici. Ma attraverso i social ho capito che è importante raccontare il processo di creazione a chi vuole capire cosa stai facendo. Poi il resto lo costruisci tu con lo sguardo». Il Lazio, però, è solo un punto di partenza: «A settembre esporremo a Roma, però mi piace sognare e quindi già immagino Luminis a Pompei. Mi faccio guidare molto dal caso. Il mio progetto andrà dove vuole andare perché è il risultato di tutti gli incontri che ho fatto».





