L’estate di Centrale Fies, riflessioni intorno alla performance

Centrale Fies intende mantenere vivo il dibattito su tematiche complesse, generando nuove sinergie in spazi ibridi

Dieci giorni di programmazione per condividere gli esiti dei progetti degli artisti in residenza. Dal 17 al 27 luglio 2025, Centrale Fies (Dro, Trento) presenta uno spazio d’incontro dove arti visive e performative si intrecciano per generare pensiero critico, attivando un dialogo tra artisti, curatori e pubblico.

Dal 17 al 20 luglio si è svolto il primo weekend con l’opening della mostra Undomesticated Ground, a cura di Simone Frangi e Barbara Boninsegna; i LIVE WORKS SUMMIT; il progetto selezionato dall’Agitu Ideo Gudeta Fellowship; e l’evento WITCHES / Brand New Self (23 luglio) in collaborazione con Fandango Libri, curato da Virginia Sommadossi ed Elisa Di Liberato. I fellow di Live Works Vol.12 sono: Adam Seid Tahir, Klara Kofen e Cameron Graham, Hot Bodies aka Gérald Kurdian, Tewa Barnosa e Ghenwa Noiré, Chōri Collective, Omar Gabriel (fellow Agitu Ideo Gudeta) e Noha Ramadan (Consortium Commission Mophradat). Le performance sono state accompagnate dai concerti di Deena Abdelwahed, Dengue Dengue Dengue e Caterina Barbieri & Space Afrika. Il festival si concluderà con il weekend Radical Love, dal 24 al 27 luglio.

La mostra collettiva Undomesticated Ground, che include lavori di Marcos Kueh, Elizabeth A. Povinelli, Théophile Peris, Adam Christensen con Tom Wheatley e David Aird è il terzo episodio della Antimodern Trilogy che riflette sui concetti elaborati da Stacy Alaimo in merito al rapporto tra agenti umani e non-umani in natura. Il titolo è tratto da un saggio del 2000 in cui Alaimo decostruisce l’idea di natura come spazio neutro, mettendone in luce le stratificazioni coloniali.

Tra le opere: The Inheritance di Elizabeth A. Povinelli, saggio video sull’eredità coloniale e razziale a partire dalla migrazione dei nonni da Carisolo (Trentino); Three Contemporary Prosperities series di Marcos Kueh, artista malese che usa i tessuti per raccontare storie personali e collettive; The City We Imagine di Giulia Crispiani e Golrokh Nafisi, performance sulla distanza come ostacolo e possibilità, nata in Live Works 2021Vello di Théophile Peris, installazione in feltro realizzata con lana di pecora Bergamasca scartata e recuperata. La serata inaugurale si è conclusa con la performance musicale di Adam Christensen, David Aird (alias Vindicatrix) e Tom Wheatley. Christensen decostruisce le tassonomie di genere e identità attraverso estetiche queer. Tra i workshop proposti: Green, Red and Black di Crispiani e Nafisi, sulla creazione di bandiere e slogan condivisi; e il “wool waulking” di Théophile Peris, laboratorio di composizione collettiva con lana grezza delle montagne trentine.

Le linee di ricerca del board curatoriale – Simone Frangi, Barbara Boninsegna, Mackda Ghebremariam Tesfaù, Justin Randolph Thompson – mirano a contrastare le discriminazioni etno-razziali nell’arte e facilitare l’accesso a soggettività marginalizzate. L’esperienza quarantennale di Centrale Fies, con la direzione di Dino Sommadossi, sostiene un approccio che mette al centro processi di creazione collettiva e risposte comuni a questioni urgenti.

Come può una performance persistere oltre la sua attivazione? Come si riattiva e come si colloca un’opera tra il passato e il futuro che la attende? Centrale Fies intende mantenere vivo il dibattito su tematiche complesse, generando nuove sinergie in spazi ibridi, capaci di oltrepassare i confini tra natura e cultura. Come scrive Stacy Alaimo, in luoghi dove la natura si radica nel domestico e il domestico si apre alla natura.

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