Nel punto esatto dove un tempo s’innalzava un muro, oggi nasce un’opera che invita all’unione. Mercoledì 16 luglio, nel suggestivo contesto di Piazza della Transalpina (fulcro della Capitale Europea della Cultura GO! 205) è stata inaugurata La Donna Vitruviana. Scultura-mosaico dell’artista e performer Francesca chialà, l’opera diventa cerimonia pubblica e partecipativa, che ha visto protagonisti oltre cento bambini e bambine coinvolti in una delle due Performance di Body Art per la Pace che si tengono in questi giorni nel luogo simbolo della riunificazione tra Gorizia e Nova Gorica.
Un simbolo di unione
La scultura si impone nell’ambiente come gesto, come manifesto del nostro tempo. Un cerchio e un quadrato in metallo racchiudono due corpi, un uomo e una donna, uniti nella posizione yoga dell’albero. Simbolo di equilibrio tra poli maschili e femminili, tra pragmatismo scientifico e spiritualità, tra Oriente e Occidente. La Donna Vitruviana prende così il disegno leonardesco e lo trasforma in un nuovo archetipo, dove l’equilibrio non è statico, ma danza fra diversità. A renderla ancor più potente l’inclusione di elementi realizzati con l’intelligenza artificiale generativa, a sottolineare il bisogno di mettere scienza e tecnologia al servizio della salvezza del pianeta.
Attorno a questa volontà, Chialà ha organizzato un’azione collettiva. Quattro tele di 40 metri, disposte a formare un quadrato, sono state dipinte con mani e piedi dai bambini presenti. Un gesto semplice e gioioso che ha trasformato le Tele della Pace in una tavolozza condivisa, in cui il corpo è pennello e la comunità è artista. I sette colori dell’arcobaleno si sono fusi in una sorta di coreografia, simboleggiando l’armonia naturale e universale. «Per quanto piccolo, il nostro territorio è un laboratorio oltre che una testimonianza concreta di pace», rimarca il sindaco, Rodolfo Ziberna.

Un ponte tra arti visive e cinematografiche
Il secondo appuntamento sarà venerdì 18 luglio, dove le stesse tele verranno ridipinte sul lato opposto. Stavolta sulle note delle colonne sonore dei film di Ferzan Ozpetek, a cui quest’anno è assegnato il Premio all’Opera d’Autore nell’ambito del Premio Sergio Amidei. L’incontro tra l’arte della Chialà e il cinema del regista italo-turco si fa da sensibile interconnessione. Sono infatti entrambe capaci di raccontare con delicatezza ma vigore l’intimità e riconciliazione tra anima e corpo.
Futuro e speranza tramite il contatto umano
Non è un caso che tutto questo accada a Gorizia, città di frontiera per definizione e oggi divenuto simbolo di convivialità. La Donna Vitruviana, dopo il suo debutto all’Arsenale di Venezia durante la Biennale 2024, resterà in Piazza Transalpina fino a dicembre 2025 come segno permanente di pace e rigenerazione. L’opera non vuole essere monumento da contemplare, ma chiede all’osservatore di viverlo, l’artista vuole infatti abbattere i confini tra se stessa (artista) e chi osserva.
Come sottolinea la stessa Chialà, «ogni bambino che dipinge è un piccolo atto di pace. Ogni mano che tocca un’altra è possibilità di futuro e speranza. La Donna Vitruviana non offre risposte, ma pone una necessaria e forte domanda. Possiamo davvero salvarci senza ritrovare l’armonia con noi stessi, con l’altro, con il pianeta?» La sua multidisciplinare visione artistica (che unisce teatro, danza, poesia, arti visive e sport nel progetto La FESTA delle 7 ARTI) si rivela di fatti in maniera palese. È l’arte come azione politica, spirituale e come azione comunitaria di trasformazione.



