Jacopo Benassi Libero!

A Genova una personale di oltre centoventi opere realizzate negli ultimi sette anni. Come un flusso di pensiero accompagnato da rumori e musiche punk, la mostra sembra essere ancora in allestimento

Palazzo ducale

Genova

Partiamo da questo assunto: il pensare è insito alla natura umana ed è inarrestabile. Un pensiero non è mai neutro e per quanto spesso involontaria, l’azione di pensare è mutevole, sfuggente, viva. Altra cosa è la fotografia, che per definizione coglie, cattura, immortala un attimo esibendolo per sempre. Ma soffermiamoci un momento sul termine immortalare, sulla crudezza e brutalità, sul senso di immobile decadenza che trasmette. La ricerca fotografica di Jacopo Benassi appare come un’esplorazione nuda e viscerale della realtà, attraverso immagini disturbanti, intime e talvolta provocatorie che trovano una forte connessione con la cultura underground, la musica punk e il mondo notturno.

Il risultato è un atto violento. Le sue opere sono concrezioni opulente, ingombranti, vivono di un accostamento di pensieri randomici, a tratti perversi, in un affastellarsi di immagini che restituiscono, tuttavia, macchie compositive in inspiegabile equilibrio anche se non comode per lo sguardo. I suoi lavori somigliano a un moodboard o anche a un trasloco. Sono posticci, a tratti sfuggenti. Ma sono anche lapidari, irriverenti, osceni. Esattamente come possono esserlo i pensieri. Ogni opera è il risultato di un processo istintivo che induce a molteplici punti di osservazione senza un inizio o una fine, produce inevitabili giudizi e pone allo stesso tempo scomode domande. Tutto ciò che è passato dalla mente allo scatto è messo in mostra, legato stretto da corde che sembrano trattenere a forza una forza che vuole liberarsi, andarsene.

Il risultato è caos, ma il messaggio è potente e l’occhio inizia a percepire un ordinato modo di vedere il disordine. Ed è qui che la mente si illumina. Si illumina, quando l’assenza di una madre è fisicamente misurabile, nell’impronta della testiera del suo letto sul muro vuoto. Un’assenza assordante, fatta di crepe sull’intonaco e aloni formati da tempo e polvere. In un close-up in bianco e nero che racchiude una pesantezza devastante, poderosa quanto un muro e forse altrettanto silenziosa, è impressa un’esistenza consumata e raccontata attraverso le bruciature delle sigarette lasciate spegnersi sull’orlo del comodino. Non si tratta di un racconto che ci piace sentire: la lentezza, il trascinarsi, l’allettamento, l’ingombro del “levare le tende” e il conseguente sgombero di mobili, stanze, cose. Una morte raccontata così è un abisso. Ma anche la poesia lo è. Non vi pare?

Forse è un azzardo definire Benassi un Romantico, ma la sua capacità di mettere in discussione il confine tra il pubblico e il privato, l’intimo e l’esposto, la sua primitiva franchezza al dubbio che può essere sia disturbante che affascinante, ha un profumo di Sturm Und Drang molto forte. E sì sarà anche libero, anarchico, irriverente. Ma l’adolescenza non è questo e molto di più? Non è cattivi odori e sentimenti forti, corpi scaleni e consapevolezze difficili da accettare? Non è scelte difficili da sostenere, lacci stretti e dubbi esistenziali? Non è vita o morte, rifiuto o accettazione, tutto o niente?

L’esistenza stessa è un flash, un bagliore di luce che imprime ognuno di noi sul muro delle nostre abitudini. Benassi la cattura e la rende libera, attraverso l’utilizzo del flash fotografico che annulla la profondità di campo, conferendo alle immagini un senso di immediatezza e autenticità priva di fronzoli o idealizzazioni.

La mostra è un viaggio personale e interiore, per cui non è necessario svelarne qui il percorso. Ciò che emerge, è la tensione a una forma di bellezza estetica che si trova proprio nelle pieghe del brutto o dell’imperfetto, un po’ borderline fra sbavatura e genialità, certamente lontano da qualsiasi conformismo o definizione. Che poi, pensa e ripensa, non è forse ciò che è l’esistere?

La mostra Jacopo Benassi Libero! a cura di Francesco Zanot è aperta al pubblico dal 12 luglio al 14 settembre 2025 negli spazi di Palazzo Ducale di Genova.

info: palazzoducale.genova.it

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