L’haute couture di Rahul Mishra è un’icona dorata tra Klimt e il Sufismo

Nella collezione couture autunno 2025, lo stilista indiano unisce l’oro simbolista di Klimt alla sapienza artigianale di oltre duemila mani

C’è un momento, durante l’ultima sfilata couture di Rahul Mishra, in cui il tempo sembra fermarsi: un cuore dorato, trafitto da vene visibili e sospeso tra sacralità e desiderio, attraversa la passerella come un’icona contemporanea. Non è solo moda. È una dichiarazione d’intenti: Mishra vuole raccontare ciò che l’abito può diventare quando si libera dalla funzione e si fa simbolo, racconto, poesia visiva. Per l’autunno 2025, lo stilista indiano ha costruito una collezione che rende omaggio a Gustav Klimt, ma senza piegarsi alla nostalgia della citazione. I riferimenti al maestro austriaco sono presenti – nei ricami dorati, nei volti assenti, nei fiori che sbocciano dai tessuti – ma sono filtrati attraverso una lente personale e culturale, che porta l’immaginario simbolista a dialogare con la tradizione manifatturiera dell’India.

La collezione si sviluppa come un atlante emotivo: trenta abiti che fondono Oriente e Occidente, misticismo e sensualità, materia e spirito. Ogni look è il frutto di un lavoro collettivo imponente, cucito da oltre duemila artigiani, e si muove tra trasparenze, geometrie, motivi organici e ricami tridimensionali. Al centro non c’è solo Klimt, ma anche la filosofia sufi e i suoi sette stadi dell’amore – attrazione, infatuazione, amore, fiducia, adorazione, follia e morte – che strutturano la sfilata come un viaggio interiore.

L’estetica diventa narrazione, e lo fa anche attraverso la collaborazione con Stephen Jones per i copricapi-scultura in tulle che rafforzano la dimensione teatrale, quasi liturgica, della collezione. In questo scenario, Mishra si conferma tra i pochi stilisti capaci di fondere con coerenza la haute couture europea con la complessità artigianale asiatica.

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