Un atlante di luce e memoria: la ricerca pittorica di Antonello Viola a Ca’ Pesaro

Le sale del secondo piano della Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro ospitano la personale di Antonello Viola, tra le voci più significative della pittura contemporanea italiana

Un atlante di luce e memoria accoglie il visitatore nella sale al secondo piano della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro. La personale di Antonello Viola, intitolata L’oro della laguna, è un percorso silenzioso e meditativo, in cui la pittura di offre come superficie di memoria, spazio di sospensione e rito di ascolto. A cura di Elisabetta Barisoni, la mostra è aperta al pubblico fino al 28 settembre 2025.

Nel lavoro di Antonello Viola (Roma, 1966) il colore non è mai solo decorazione. È una presenza viva, una materia in trasformazione, che dialoga con la luce, lo spazio e il tempo. Le sue superfici – lastre di vetro o sottili carte giapponesi – sembrano membrane leggere attraversati da strati di pittura, gesti cancellati. Ogni opera non si offre come immagine definita, ma come qualcosa che emerge lentamente, lasciando spazio all’occhio per scoprire, per fermarsi e per ascoltare.

L’oro, l’elemento ricorrente, non si impone mai come retorica simbolica. È una presenza discreta e luminosa, che sigilla e allo stesso tempo espande. Le opere portano titoli e evocano isole – Giudecca, Murano, Isola d’Elba, Santo Spirito – ma non si tratta di geografie reali. Sono isole interiori, frammenti di paesaggio mentale che custodiscono stati d’animo più che coordinate. In questo senso la mostra si costruisce come un arcipelago di visioni, una cartografia affettiva che attraversa il Mediterraneo e la Laguna, ma soprattutto la memoria.

L’idea di questo ciclo da un intreccio: la luce, l’acqua, il paesaggio lagunare sono stati per l’artista punti di partenza e di ritorno. I lavori in mostra- realizzati nell’arco di quattro anni- sono pensati in stretta relazione con lo spazio veneziano, e in particolare con le sale luminose del secondo piano di Ca’ Pesaro. È qui che il percorso espositivo assume un ruolo fondamentale: non impone una direzione ma invita. Le opere sono distribuite in modo arioso, lasciando che sia il silenzio a governare la visione. Il vetro dipinto riflette la luce che entra dalle finestre sul Canal Grande, assorbendo e restituendo scorci della città. I lavori su carta, più piccoli e intimi, richiedono uno sguardo ravvicinato, quasi un ascolto.

In questo percorso espositivo, sospeso tra luce e silenzio, ogni opera diventa un punto di sosta, un luogo dove fermarsi, respirare e abitare il tempo. La mostra non impone direzioni né risposte: suggerisce, piuttosto, un altro modo di guardare. In un contesto spesso dinamico dalla velocità e dall’eccesso, L’oro della laguna propone un’altra possibilità: quello di un incontro più profondo e misurato con l’arte, dove ogni sosta diventa una forma di attenzione.

info: capesaro.visitmuve.it