Il Centre for the Less Good Idea arriva al Festival dei Due Mondi di Spoleto

William Kentridge è a Spoleto con un progetto firmato Fondazione Carla Fendi e Mahler & LeWitt Studios. È il momento in cui credere nell’opera come frutto dell’idea meno buona

Spoleto è bollente in questi giorni e le strade si riscaldano non solo per la temperatura, ma per un fermento culturale dallo spirito, come sempre internazionale, che colora di un’atmosfera unica il borgo. Quest’anno tra le attività più attese e di particolare interesse risultano il ciclo di incontri, lectures, workshop e mostre che hanno come protagonisti William Kentridge, Bronwyn Lace e Neo Muyanga. Organizzati con l’intento di far conoscere le pratiche di condivisione e la filosofia del Centre for the Less Good Idea. Il programma è prodotto dalla Fondazione Carla Fendi e curato da Guy Robertson, Curatore e Co-Direttore Mahler & LeWitt Studios, e Bronwyn Lace, cofondatrice insieme a William Kentridge del The Centre for the Less Good Idea, in collaborazione con Spoleto68 Festival dei Due Mondi.

Si è già concluso l’incontro tenuto da Bronwyn Lace e Neo Muyanga in conversazione con Guy Robertson all’ Ex Battistero della Manna D’Oro circa le pratiche del centro. Mentre nello stesso luogo il 28 giugno è stata inaugurata la mostra UNHAPPEN UNHAPPEN UNHAPPEN – PEPPER,’S GHOST DIORAMAS. Prèmier di quattro diorami animati, realizzati da William Kentridge e altri talenti quali Anathi Conjwa, Micca Manganye e Sabine Theunissen, e del video Moments of making di Noah Cohen. Si tratta di microstorie miniaturizzate in uno spazio performativo ricco di teatro, musica, suoni e colori.

Storie della durata massima di otto minuti realizzate attraverso la tecnica illusionistica del Papper’s Ghost, la cui complessità tecnica ha richiesto la presenza degli ingegnerei di Johannesburg su Spoleto, per aggiustare i danni subiti dalle opere durante il loro primo viaggio internazionale. Tra le straordinarietà dei diorami rientra quella di poter essere trasportati e condurre con sé i propri mondi. Il tour continuerà in Europa e raggiungeranno presto il museo d’arte contemporanea di Dresda, in Germania. I due workshop organizzati dalla Fondazione Carla Fendi e Mahler & LeWitt Studios hanno introdotto gli spettatori alla pratica di illusione teatrale vittoriana, ovvero una tecnica che utilizza uno specchio semi-argentato che consente di vedere oggetti e performer dietro lo specchio (se illuminate) e di riflettere le immagini davanti allo specchio (se illuminate).

Tra dimensioni piccole ma giganti e proporzioni inusuali e provocatorie, la mostra è veicolo di racconti personali che afferiscono ad un unico periodo storico: la colonizzazione e l’apartheid. Temi rievocati e rielaborati attraverso la coniazione di un nuovo termine “Unhappen”, “disfare ciò che è già accaduto”. “Unhappen Unhappen Unhappen” è un mantra potente che riesuma un dolore collettivo per esorcizzarlo attraverso l’arte e la memoria, accompagnando lo spettatore verso un’illusione che solo il teatro può regalare: l’idea di cancellare il dolore dell’apartheid.

Un aspetto liturgico e spirituale fuoriesce anche da una delle opere che rappresentano il cuore del Center for the Less Good Idea, le Rubriche Blu. Composte da vero blu lapislazzulo originario dall’Afghanistan, mescolato ad inchiostro e sovrapposto a stampe seriografiche, si intervallano tra i diorami della mostra, e Kentridge le definisce così: «Si chiamano Blue Rubrics, ma una rubrica dovrebbe in realtà essere rossa – la rubrica era l’intestazione stampata o illuminata di rosso in un manoscritto liturgico, in cui l’inchiostro nero identificava il testo della liturgia, mentre il rosso impartiva le istruzioni su come pregare. Le rubriche quindi sono come le note a piè di pagina di un pensiero, i margini del pensiero. Nel mio caso sono enigmi irrisolti, che fluttuano sul confine del senso, frammenti di frasi che giacciono nel cassetto di espressioni usate in altri lavori nel corso degli anni, tirate fuori e rielaborate di tanto in tanto».

Cancellare e rielaborare l’errore è un tema portante del Center for the Less Good Idea e nasce da un gesto del suo fondatore. Kentridge aveva l’abitudine di disegnare e cancellare il risultato di cui rimaneva insoddisfatto, lasciando un segno nero sul foglio, sino a quando realizzò che la bellezza risiedeva proprio in quel segno nero. Ciò che veniva scartato o sembrava un errore si rivelava essere l’idea meno buona da perseguire. Le idee del Centro vengono presentate il 9 luglio attraverso una lectures/performance che Kentridge tiene al Teatro Caio Melisso – Carla Fendi dal titolo Finding the Less Good Idea. Tra le altre iniziative legate al Center for the Less Good Idea nell’ambito di Spoleto68 si segnala la mostra Pensieri Fuggitivi a Palazzo Collicola e The Great Yes, The Great No al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti.