Chi bussa al Labirinto della Masone, nell’autunno 2025, troverà una mostra fuori dal comune. Non solo per il tema scelto, ma per la capacità di raccontare un universo estetico e simbolico rimasto a lungo ai margini della narrazione artistica. Knock Knock Knock. Guardiani di ferro dalla collezione Cesati è il titolo della nuova esposizione aperta al pubblico dal 14 settembre al 6 gennaio 2025, che il museo ideato da Franco Maria Ricci dedica a un oggetto tanto quotidiano quanto affascinante, il picchiotto da porta, conosciuto anche come battente o batacchio.

I veri protagonisti sono 65 esemplari in ferro forgiato tra il ‘300 e il ‘700, provenienti dalla straordinaria collezione privata di Alessandro Cesati, figura di riferimento nell’antiquariato europeo. Oggetti che, pur nella loro funzione pratica, incarnano un sapere artigiano di altissimo livello, in cui l’arte del ferro battuto si fonde con mitologie, bestiari, allegorie e virtuosismi tecnici.

Il progetto si inserisce nella linea curatoriale tracciata da Franco Maria Ricci: un’estetica dell’inaspettato, della raffinatezza laterale, della curiosità coltivata come forma di conoscenza. Dopo mostre su ventagli, teatrini, libri rari e collezioni eccentriche, anche i picchiotti – spesso ignorati nei musei d’arte – trovano qui il loro spazio d’onore. Una mostra che invita a rallentare, osservare, ascoltare: ogni battente è una storia da bussare piano, per scoprire che la soglia non è solo un limite, ma un invito al mistero.
Porte che parlano, battenti che proteggono
Accanto ai battenti, le fotografie di Massimo Listri, maestro dell’immagine architettonica, aprono ulteriori porte, letterali e simboliche: scorci di portoni antichi e soglie abbandonate diventano inviti alla contemplazione, alla sospensione, al silenzio. Il tutto in perfetta sintonia con lo spirito del Labirinto, da sempre luogo di passaggio tra mondi visibili e invisibili. A completare il percorso, i testi del giornalista e saggista Stefano Salis, che nel catalogo esplora i concetti di “varco” e “guardiano” in chiave antropologica, iconografica e filosofica, con il contributo di Carlo Donà.

Come sottolineano le curatrici Maddalena Casalis ed Elisa Rizzardi, l’allestimento intende restituire al pubblico “la meraviglia dinamica” di questi oggetti: il gesto di afferrarli, il peso, il rumore, il dettaglio improvviso che emerge sotto le dita. Un ritorno all’esperienza tattile, al varco fisico ed emotivo che ogni porta racchiude.



