Tra le merlature di Piazza Venezia e la solenne atmosfera di Palazzo Bonaparte si è svolta il 3 luglio 2025 la conferenza stampa di presentazione della prima grande retrospettiva europea dedicata a Carole A. Feuerman, pioniera dell’iperrealismo scultoreo internazionale. La mostra, curata da Demetrio Paparoni e prodotta da Arthemisia in collaborazione con la Feuerman Sculpture Foundation, porta a Roma dal 4 luglio al 21 settembre 2025 oltre cinquanta opere, ripercorrendo l’intera traiettoria dell’artista newyorkese, dalle prime creazioni degli anni Settanta fino ai lavori più recenti.
Ad aprire l’incontro, Iole Siena, Presidente di Arthemisia, che ha sottolineato l’eccezionalità dell’evento affermando «Carole A. Feuerman non è solo una delle fondatrici dell’iperrealismo, è una poetessa della libertà. Questa mostra è un onore per Roma e Palazzo Bonaparte, che per la prima volta accoglie nel suo androne una scultura d’arte contemporanea».

Sculture che respirano
È difficile restare indifferenti davanti ai corpi scolpiti da Feuerman. Non solo per i minuziosi dettagli (gocce di sudore che scivolano sulle tempie, increspature della pelle, salinità percepibile dell’acqua) ma per quella dimensione umana e intima che li attraversa. Ogni figura è una narrazione silenziosa. Adolescenti in costume da bagno colte in un istante sospeso tra vulnerabilità e forza, donne che meditano, nuotatori esausti ma sereni, sono tutte rappresentazioni di una corporeità vissuta, che esiste al nostro contempo.
«Il corpo per me è verità. La pelle è la superficie della nostra interiorità», afferma Feuerman. «Non ho mai scolpito semplicemente per imitare la realtà. Ho sempre cercato l’anima sotto la pelle. E sono onorata che questa ricerca trovi oggi casa a Roma.»

La mostra di Freuerman
L’esposizione si snoda tra installazioni, busti in resina, bronzo, e PVC, fino a intime micro-sculture come piccoli cammei moderni. Le celebri “Swimmers” (giovani donne in costume con cuffie da bagno colorate) accolgono i visitatori all’ingresso, mentre nel cuore delle sale si impongono i corpi a grandezza naturale, alcuni sospesi altri adagiati, come se dormissero nel silenzio del palazzo barocco.
Il curatore Demetrio Paparoni, durante l’illustrazione del percorso espositivo, ha invitato a riflettere sul ruolo attivo della scultura nella contemporaneità. «Feuerman non realizza corpi, realizza presenze. Non siamo davanti a manichini o simulacri, ma a esseri umani in ascolto. È un’arte che mette in discussione il nostro sguardo, che ci interroga. Lei lavora perché la persona rappresentata diventi ciò che lei vuole che sia, lavora insieme a l’idea della scultura», come fosse corpo animato, anima espressiva, oltre che idea di progetto.
Corpi come specchi
«Le opere di Carole sono concepite come un sistema di trasmissione impegnato a sostenere e rivelare una dimensione ineludibile, anche se sgradevole» afferma Stephen Foster, e infatti visitando la mostra si ha la sensazione che le sculture ci guardino più di quanto noi guardiamo loro. I dettagli esasperati (vene, pori, cicatrici) non sono eccessi realistici ma gesti empatici, spazi in cui riconoscere le nostre stanchezze, i nostri desideri, la nostra vulnerabile presenza nel mondo. Feuerman restituisce alla materia la sua sacralità. Le sue figure non sono idealizzazioni, ma incarnazioni di una umanità concreta e poetica.


«Le mie sculture divennero parte di un dialogo controculturale, opponendosi agli standard convenzionali di bellezza, desiderio ed erotismo. […] Concepire la figura come linguaggio per gli artisti e come voce di un sentire generazionale collettivo significava tradurre in scultura il mio essere nel mondo durante quegli anni rivoluzionari che ebbero un grande impatto su di me», racconta l’artista, e ora, questo impatto lo si vive per assimilazione e forza trasmessa.


