Numero Cromatico vince il Visions Prize 2026: dove l’arte incontra le neuroscienze

Il collettivo romano conquista il premio con un progetto ispirato alla call I Popoli del Mare. La menzione speciale va ad Andrea Bolognino

È stato il collettivo romano Numero Cromatico ad aggiudicarsi la seconda edizione del Visions Prize, presentata il 13 giugno 2026 a Napoli nell’ambito di ctrl/shift — il summit internazionale dedicato all’intelligenza artificiale, al quantum computing e al Web3. La loro proposta ha convinto la giuria per la capacità di tradurre in forma artistica le tensioni e le trasformazioni evocate dalla call I Popoli del Mare, intrecciando ricerca, sperimentazione e immaginazione in un lavoro che si è distinto per originalità e profondità di riflessione. Da anni Numero Cromatico porta avanti una pratica transdisciplinare che mette in dialogo arte visiva, neuroscienze, psicologia, filosofia e design, concentrandosi sui processi percettivi, cognitivi e linguistici che strutturano il rapporto tra individuo e realtà — un’indagine in cui la ricerca artistica e quella scientifica si nutrono l’una dell’altra.

“I Popoli del Mare” e le trasformazioni del contemporaneo

Il Visions Prize — il premio dedicato agli artisti e alle artiste under 40 promosso da Visions — nasce con l’intento di sostenere pratiche artistiche capaci di interrogare il presente e di confrontarsi con i cambiamenti che attraversano la società contemporanea. Il tema scelto per l’edizione 2026, I Popoli del Mare, invitava gli artisti a esplorare nuove forme di appartenenza, identità e relazione in un mondo ridefinito dall’innovazione tecnologica, dalla circolazione delle informazioni e dalla continua trasformazione dei modelli culturali — un orizzonte fluido e mutevole, nel quale il mare diventa metafora di attraversamenti, connessioni e territori ancora da immaginare.

Il vincitore è stato annunciato il 13 giugno nell’ambito di ctrl/shift, manifestazione dedicata ai linguaggi contemporanei svoltasi dal 13 al 15 giugno a Villa Doria d’Angri, a Napoli, attraverso un talk che ha rappresentato anche un’occasione di confronto sul ruolo dell’arte come strumento di interpretazione critica dei cambiamenti della società. La selezione è stata affidata a un comitato composto da Fabio Agovino, Marco Bassan, Gianluca Di Bella, Fabrizio Romano Genovese e Daniela Zangrando.

Numero Cromatico: arte, scienza e ricerca collettiva

Fondato a Roma nel 2011 da Dionigi Mattia Gagliardi, Numero Cromatico riunisce artisti e ricercatori provenienti da discipline diverse — dall’arte visiva alle neuroscienze, dalla psicologia alla filosofia — attorno a un’idea fondante: che l’opera d’arte e il concetto stesso di bellezza possano essere ricondotti a una rigorosa analisi basata sul metodo scientifico. 

Il collettivo articola la propria attività in più direzioni — produzione artistica, ricerca scientifica ed editoria — dando vita a installazioni, ambienti immersivi e dispositivi sperimentali pensati per attivare nello spettatore processi sensoriali, emotivi e cognitivi. A questa pratica si affianca Nodes – Journal of Art and Neuroscience, rivista dedicata alla neuroestetica, pubblicata in italiano e in inglese, diventata nel tempo un punto di riferimento internazionale per il dialogo tra arte e scienza. Con sede nel quartiere San Lorenzo, il collettivo ha trasformato il proprio studio in uno spazio ibrido e aperto.

Andrea Bolognino: la menzione speciale

Accanto al premio principale, la giuria ha assegnato una menzione speciale ad Andrea Bolognino, artista e dottorando in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. La motivazione sottolinea la qualità della ricerca presentata e la sensibilità con cui il progetto ha affrontato i temi proposti dalla call. Formatosi tra Napoli e la Kunsthochschule Weißensee di Berlino, Bolognino sviluppa una pratica che, partendo dalla pittura e dal disegno, si estende verso installazioni e ambienti immersivi, esplorando il rapporto tra materia vivente e non vivente e le possibili configurazioni ecologiche del futuro. I lavori in corso — destinati a una mostra presso la Galleria Acappella di Napoli — proseguono questa indagine, affiancata da una ricerca sul dialogo possibile tra l’intelligenza artificiale e la pratica disegnativa.

È il disegno ad assumere un ruolo centrale nel suo lavoro: il segno — a tratti fluido, a tratti spezzato — diventa la trama su cui si costruisce una ricerca che mette in dialogo corpo, tecnologia e percezione, attraverso una commistione di analogico e digitale in cui scanner e stampanti agiscono come filtri capaci di reinventare le immagini di partenza. Questa tensione tra tecnica antica e innovazione tecnologica ha trovato una delle sue espressioni più compiute nella recente mostra personale al Museo di Capodimonte, dove, a partire da La parabola dei ciechi di Pieter Bruegel (1568), Bolognino ha sviluppato una riflessione sulla percezione visiva, simulando, sul piano del disegno, le alterazioni prodotte dalle patologie dell’occhio.

Articoli correlati