Dal 12 giugno al 18 ottobre il Parco archeologico del Colosseo ospita la mostra Troia e Roma. Miti, leggende e storie del Mediterraneo antico, un progetto che riporta al centro uno dei racconti fondativi della civiltà occidentale. Promossa dal Ministero della Cultura italiano e dalla Direzione Generale dei Beni Culturali e dei Musei del Ministero della Cultura e del Turismo turco in collaborazione con il Museo di Troia nella provincia turca di Çanakkale, l’esposizione mette in dialogo due città unite da un filo narrativo che attraversa tremila anni di storia: Troia e Roma.
Secondo la tradizione raccontata da Virgilio nell’Eneide, infatti, il principe troiano Enea riuscì a fuggire dalla città in fiamme dopo la guerra e approdò sulle coste del Lazio, diventando l’antenato mitico dei Romani. Era parte del piano politico per l’affermazione dell’Impero: non è un caso che Giulio Cesare e Augusto rivendicassero una discendenza troiana e che proprio Augusto promuovesse il rilancio dell’antica Ilion, la città sorta sulle rovine di Troia. La mostra del Colosseo che inaugura oggi 12 giugno presenta oltre 300 reperti provenienti dal Museo di Troia – museo inaugurato nel 2018 nell’adiacente villaggio di Tevfikiye – , tra cui sigilli, statuette in bronzo, pithoi, anfore, capitelli e oggetti che raccontano la lunga storia della città. Particolarmente significativo è un sigillo con iscrizioni in lingua luvia, testimonianza delle radici anatoliche della città e della sua identità precedente all’arrivo dei Greci. Sono esposti anche reperti che illustrano i rapporti tra Troia, il mondo ittita e quello romano, offrendo una lettura che supera il semplice racconto epico per restituire la complessità storica di uno dei luoghi più celebri del Mediterraneo.

La città che cambiò nome nel corso dei millenni
Quella che oggi chiamiamo Troia non si è sempre chiamata così. Durante l’età del Bronzo il suo nome era probabilmente Wilusa, come attestano documenti diplomatici dell’Impero ittita. Nei secoli successivi, con l’arrivo dei Greci, divenne Ilios – per questo il poema omerico si chiama Iliade – mentre in epoca romana fu conosciuta come Ilion. Il nome “Troia” deriva invece dal popolo che abitava la regione, i Troiani, immortalati nei poemi di Omero. Gli archeologi oggi considerano il sito come uno straordinario archivio di civiltà sovrapposte: dal 3000 a.C. fino all’età bizantina si sono succedute almeno nove grandi fasi di urbanizzazione (definiti in ambito archeologico “livelli” o “strati”), testimonianza di un centro culturale attivo per oltre quattro millenni.


La riscoperta di Troia
Per secoli la posizione della città rimase incerta. Fu solo nel XIX secolo che gli studiosi riuscirono a identificare il sito nell’Anatolia nord-occidentale, vicino allo stretto dei Dardanelli. La figura più celebre legata agli scavi è quella di Heinrich Schliemann, ricco imprenditore tedesco appassionato di Omero. Ottenuto il permesso di scavare dalle autorità ottomane, Schliemann avviò campagne archeologiche che portarono alla scoperta del cosiddetto “Tesoro di Priamo”. Celebre rimase la fotografia della moglie Sophia adornata con i gioielli del tesoro, episodio che provocò forti tensioni con il governo ottomano. Dopo la Seconda guerra mondiale il tesoro, trasferito prima a Berlino e poi nascosto durante il conflitto, fu portato in Unione Sovietica come bottino di guerra. Oggi gran parte dei reperti è conservata al Museo Pushkin di Mosca. Una delle più importanti scoperte degli ultimi decenni riguarda i rapporti tra Troia e l’Impero ittita. È stata rinvenuta una tavoletta in argilla con inciso un trattato in caratteri cuneiformi: menziona esplicitamente Wilusa e i suoi governanti. Nel testo compare il nome di un sovrano chiamato Alaksandu, che alcuni studiosi hanno avvicinato alla figura leggendaria di Alessandro-Paride.

Questi documenti testimoniano che Troia non era una città isolata, ma un attore politico inserito nelle grandi reti diplomatiche del Mediterraneo orientale. In caso di guerra, Wilusa poteva contare sul sostegno degli Ittiti contro nemici provenienti da occidente, identificati in alcuni testi con gli Ahhiyawa, termine che molti studiosi collegano ai Micenei della Grecia continentale e quindi agli Achei dei poemi omerici. Ma tornando al misterioso sito turco di Wilusa-Ilios, quale dovrebbe essere lo strato archeologico che corrisponde alla città di Troia raccontata nel poema di Omero? La fase generalmente associata alla guerra di Troia è la cosiddetta Troia VI, datata tra il 1700 e il 1250 a.C., periodo in cui la città raggiunse il massimo splendore con possenti mura e una complessa organizzazione urbana prima di essere distrutta da un evento cataclismico. Gli archeologi invitano infatti alla prudenza: non esistono prove del celebre stratagemma del cavallo di legno. Alcuni studiosi ritengono che la città possa essere stata distrutta da un terremoto: il sito sorge infatti in un’area interessata da faglie attive. Qual è allora il collegamento tra storia e mitologia? Poseidone, dio del mare e del mondo equestre — creò il primo cavallo nonché il cavallo alato Pegaso —, era anche associato a tempeste e terremoti. La leggenda potrebbe quindi aver trasformato un evento naturale in una narrazione eroica destinata a entrare nella memoria collettiva dei popoli del Mediterraneo.
Il sito archeologico di Troia e la mostra al Parco del Colosseo
Il sito di Troia, inserito nella lista UNESCO nel 1998, conserva resti che coprono oltre quattromila anni di storia. Tra gli elementi più significativi si distinguono le monumentali porte urbane, la cittadella fortificata, le strutture del secondo insediamento e il grande Tempio di Atena edificato in età ellenistica. Da questo luogo passarono personaggi destinati a segnare la storia del mondo antico. Secondo le fonti, il re persiano Serse vi sostò nel V secolo a.C. prima della sua spedizione contro la Grecia. Nel 334 a.C. arrivò Alessandro Magno, mentre in epoca romana Giulio Cesare e Augusto promossero il rilancio della città, considerata la patria degli antenati di Roma. Ecco perché ancora oggi lo studio di questo sito ricco di testimonianze e suggestioni ci porta a interrogarci su quali furono le tangenze reali e i legami che intercorsero tra la città turca e Roma. Storici e archeologi sono ancora all’opera per cercare di rivelare quale sia lo scarto tra leggenda e realtà.
Certo, non deve stupirci che questa forte attenzione – in inglese diremmo “hype” – si allinei con un’uscita cinematografica molto attesa: il 16 luglio uscirà The Odyssey con regia Christopher Nolan, vero e proprio colossal con attori e attrici del calibro di Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Zendaya, Robert Pattinson, Charlize Theron… Si spera allora gli spettatori si chiederanno “da dove ha avuto tutto origine” e che per rispondere a questa domanda sorga il desiderio di recarsi sulle rovine dell’antica Ilios! Gli antichi Romani vollero far discendere da Enea la propria origine simbolica e ciò ci riporta a Troia e a interrogarci su un possibile passato comune. La mostra del Colosseo offre quindi l’occasione per rileggere una storia che non appartiene soltanto al passato, ma che continua a plasmare l’immaginario del Mediterraneo contemporaneo.

Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico
Parco archeologico del Colosseo
Anfiteatro Flavio
12 giugno – 18 ottobre 2026


