Sviluppato dallo studio indipendente sudafricano Nyamakop, Relooted è il primo heist game africano che ruba ai musei occidentali per restituire i tesori al loro popolo. Ambientato in un ipotetico futuro afrofuturista, il videogioco parte da un Trattato Transatlantico che promette la restituzione dei reperti africani esposti nei musei occidentali e che mette il giocatore nei panni di “ladri etici” africani. L’obiettivo? Rubare opere d’arte trafugate nei secoli dell’imperialismo europeo e restituirle ai loro legittimi proprietari.


Presentato al Summer Game Fest e Day of the Devs, Relooted ha attirato l’attenzione di critica e diaspora africana, suscitando dibattiti sugli effetti simbolici della restituzione culturale. Il trailer ha generato milioni di visualizzazioni, puntando l’accento sul dualismo tra intrattenimento stealth-action e un messaggio sociale altamente evocativo. L’idea di base è in realtà è fortemente radicata nella realtà, visto che si stima che oltre il 90% del patrimonio culturale africano sia conservato fuori dal continente, spesso in musei come il British Museum, il Louvre, o il Musée du Quai Branly.
Il videogioco dagli oggetti reali e dalle storie vere
Il team di Nyamakop ha lavorato per oltre due anni nella ricerca di reperti realmente esistenti. Tra i più emblematici ricordiamo il Broken Hill Man, un cranio umano fossile ritrovato in Zambia, attualmente a Londra; la Ngadji Drum, un tamburo sacro dei Pokomo, rimosso in Kenya nel 1902; i Bronzi del Benin ovvero capolavori dell’arte nigeriana, solo in parte restituiti negli ultimi anni e infine le maschere fang del Gabon. Ognuno di questi artefatti è stato ricostruito con scansioni 3D fedeli e arricchito da testimonianze di storici, custodi di comunità e attivisti culturali; inoltre, ogni oggetto trafugato sblocca una sequenza narrativa che racconta la sua origine, il furto coloniale e il valore culturale per le comunità africane.

Così, in un mondo dove spesso i videogiochi raccontano storie fittizie o guerre lontane, Relooted rompe gli schemi e s’inserisce con forza nel dibattito globale sul colonialismo, l’identità culturale e la giustizia storica, ponendosi come riflessione interattiva su eredità coloniale, restituzione culturale e riscatto dell’identità africana.


