Nel 7° arrondissement di Parigi, cuore pulsante della Ville Lumière che racchiude l’esthétique parisienne, Balenciaga apre le porte della sede di Kering per un evento che ha il sapore di un addio, ma il tono di una consacrazione. Dal 26 giugno al 9 luglio 2025, l’ex Hôpital Laennec ospita Balenciaga par Demna, gratuita e aperta al pubblico, che racconta una delle metamorfosi più radicali della moda contemporanea.

In esposizione vi sono 101 pezzi accuratamente selezionati dallo stilista, raccolti da circa 30-35 collezioni diverse. In esposizione si trovano abiti completi, accessori, scarpe e dettagli sartoriali. Due capi provengono in prestito dal Palais Galliera. Il percorso è suddiviso in sezioni tematiche. Si apre con una serie di inviti e oggetti personali che introducono lo spettatore all’universo creativo di Demna. La parte centrale è dedicata invece ai capi principali, esposti con allestimenti originali (manichini iperrealistici, strutture ispirate al mondo del lavaggio a secco e installazioni che ricordano sculture contemporanee). Inoltre, circa 50 pezzi sono accompagnati dalla voce di Demna stesso, che racconta in prima persona il processo creativo, le idee e i significati dietro ogni creazione.
Demna: da “étranger” a rivoluzionario
Dieci anni fa, nel 2015, la nomina di Demna Gvasalia alla direzione creativa della Maison suscitò più di qualche sguardo dubbioso. Conosciuto per la sua estetica cruda e brutale e l’approccio satirico al lusso, sembrava un corpo estraneo nella casa fondata da Cristóbal Balenciaga, maestro del rigore e della silhouette. Eppure, quell’ “étranger” ha riscritto le regole, trasformando l’eredità couture in un lessico visivo fatto di oversize, sperimentazione digitale e soprattutto critica sociale. Il risultato è un decennio scolpito tra paradossi stilistici, provocazioni e riflessioni sulla moda come specchio del tempo, della società e della politica. Le sue felpe extralarge, le sneakers ipertrofiche, i trench deformati hanno ridisegnato l’identità del brand, conquistando una generazione che si è riconosciuta in quell’estetica disturbante, distopica. Insomma, Demna ha coinvolto più di una generazione, in un cammino di ricerca della bellezza e identità, in luoghi e forme che di norma allontanano lo sguardo allenato ad essa.
L’annuncio della sua uscita da Balenciaga, avvenuto lo scorso marzo, per assumere un nuovo incarico da Gucci, ha lasciato un vuoto difficile da colmare. Ma prima della partenza, la maison ha scelto di onorare questo passaggio con una mostra pensata non come una celebrazione autoreferenziale, ma come un ponte tra ciò che è stato e ciò che sarà.


Dieci anni di forma e disobbedienza
Balenciaga par Demna prende ispirazione dalla collezione primavera-estate 2026, intitolata “Exactitudes”. Una parola che richiama l’ossessione e rigore per la forma, per la coerenza e per i codici ripetuti. Le stanze della mostra diventano allora un archivio vivente di tagli netti, silhouettes, e quella tensione continua tra l’eccesso e la disciplina che ha segnato l’operato di Demna.

Questa retrospettiva arriva dopo il successo dell’esposizione di Jean Paul Gaultier negli stessi spazi, ma ha un tono diverso, più intimo, quasi severo, sincero. Come se si volesse ricordare che la vera rivoluzione, in fondo, è saper restare fedeli a un’intuizione per dieci anni senza cedere alla nostalgia.
Durante la Settimana della Moda di Parigi, tra sfilate e cocktail, Balenciaga par Demna si impone come un momento di riflessione. Un’occasione per guardare indietro e riconoscere che, in fondo, ciò che all’inizio sembrava inconciliabile (la couture e la strada) ha trovato, sotto la guida di Demna, un equilibrio sconcertante: un equilibrio che ha cambiato il modo stesso in cui pensiamo il lusso. Come dice il creatore, “non giudicare un libro dalla copertina! Negli ultimi dieci anni ho usato questa percezione per essere dirompente. Il libro sono io, la copertina è la mia vecchia felpa”.


