Quadriennale di Roma, rivelati tutti gli artisti di “Fantastica”

Per il Ministro Giuli la 18esima Quadriennale d'Arte di Roma sarà «un'edizione che segnerà un prima ed un dopo»

Arrivano nuovi dettagli sulla 18ª edizione della Quadriennale d’Arte di Roma, che da ottobre 2025 a gennaio 2026 torna negli spazi del Palazzo delle Esposizioni. Tra i momenti più emblematici dedicati alla scena contemporanea italiana, l’evento porta quest’anno il titolo Fantastica, un invito implicito a lasciarsi attraversare dall’immaginazione, a perdersi nella forza simbolica delle immagini in una dimensione in cui l’arte diventa crepa e rifugio. Sulla linea delle parole di Luca Beatrice, il presidente dell’istituzione scomparso improvvisamente agli inizi del 2025 per cui «l’arte può permettersi tutto: il sogno, l’intuizione, la libertà, essendo una forma che può scavalcare la realtà e costruirne di nuove», la Quadriennale prosegue il suo cammino e rivela i protagonisti della 18ª edizione in una conferenza stampa nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura.

Tra i presenti, il Ministro Alessandro Giuli, il Direttore Generale Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo Michele Coppola, il Direttore generale Creatività contemporanea Angelo Piero Cappello, il nuovo presidente della Quadriennale di Roma Andrea Lombardinilo e i curatori delle diverse sezioni della mostra. Presenti anche i presidenti delle Commissioni Cultura del Senato e della Camera e i rappresentanti delle altre realtà coinvolte nel progetto, come Azienda Speciale Palaexpo.

Un’invito a riscoprire la forza del simbolico

«Si chiama Fantastica, perché è una storia indimenticabile». Queste le parole del Ministro della Cultura Alessandro Giuli nel corso della conferenza stampa della Quadriennale, la prima che prende forma dopo la scomparsa del presidente Luca Beatrice, critico d’arte e figura chiave nella valorizzazione della scena artistica nazionale, nonché ex presidente della Quadriennale. «Il 18 non è un numero tondo, ma la diciottesima edizione segnerà un prima ed un dopo, sarà un numero pieno è significativo», ha aggiunto.

Curata da cinque voci di rilievo del mondo artistico, Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi e Alessandra Troncone, Fantastica si struttura come un racconto diviso in sei sezioni. L’intento non è solo quello di documentare l’arte italiana prodotta dopo il Duemila, ma di riconsegnarle una funzione attiva. Come dichiara Giuli, «l’intento è quello di riportare in alto la percezione della creatività contemporanea italiana», ovvero di generare stupore e interrogare il presente. 54 artiste e artisti viventi, di cui 45 alla loro prima partecipazione alla Quadriennale e 16 under 35, sono stati selezionati per rappresentare una scena in continua metamorfosi.

Le tematiche che attraversano la mostra includono l’autorappresentazione, la costruzione dell’identità, il rapporto tra artista e istituzione, il corpo come territorio (umano, animale, meccanico). L’allestimento è affidato allo Studio BRH+, guidato da Marco Rainò e Barbara Brondi. Fantastica vuole essere spazio di sospensione. L’arte non come fuga, ma come esperienza reale. L’immaginazione torna a essere forza primordiale, non decorazione né consumo. “Perdersi per ritrovarsi”: questa sembra essere la promessa implicita che guida la mostra.

Un’esposizione in sei visioni

Le sezioni della 18a Quadriennale d’arte si dipanano come stanze autonome ma comunicanti, ciascuna affidata a uno sguardo curatoriale differente.

Luca Massimo Barbero cura la sezione La mia immagine è ciò da cui mi faccio rappresentare: l’autoritratto. Il cibo, i gatti, la palestra, me stesso, i viaggi e vari ammennicoli, un titolo che riecheggia l’unione delle immagini di sé nella vita quotidiana. «Attraverso i dispositivi che popolano la vita contemporanea la nostra immagine ha mutato forma», dice Barbero, che osserva come l’insistenza visiva sull’io sveli le domande più profonde su identità, esistenza ed edonismo. Gli artisti selezionati, da Paolo Bini a Runo B, da Luisa Lambri a Vedovamazzei, danno forma a un curioso labirinto dell’autoritratto contemporaneo, dove si cerca di abbattere l’autoreferenzialità e il narcisismo. I protagonisti di questa sezione sono Paolo Bini, Gianni Caravaggio, Siro Cugusi, Roberto de Pinto, Donato Dozzy, Matteo Fato, Emilio Gola, Luisa Lambri, Luca Marignoni, Roberta Orio, Runo B, Marta Spagnoli e Vedovamazzei (Maristella Scala e Simeone Crispino).

Francesco Bonami firma invece Memoria piena. Una stanza solo per sé, una selezione dichiaratamente polifonica. «Non ho voluto pensare a un tema che unificasse gli artisti», ha detto, lasciando al pubblico «il piacere e il compito, non l’obbligo, di trovare connessioni». L’indipendenza e l’autonomia di ogni artista diventano così il filo invisibile di una sezione che invita alla libertà dello sguardo.

Con Il tempo delle immagini. Immagini fuori controllo?, Emanuela Mazzonis di Pralafera affronta l’ossessione contemporanea per il visivo, in un’epoca in cui “viviamo nelle immagini” e desideriamo “conquistare il nostro momento di esibizionismo”. Gli artisti scelti, tra cui Irene Fenara, Francesco Jodice, Giovanni Ozzola e Giulia Parlato, mostrano come l’immagine non sia più solo rappresentazione, ma sostanza stessa della nostra presenza nel mondo. Gli artisti di questa sezione sono Eleonora Agostini, Jacopo Benassi, Andrea Camiolo, Irene Fenara, Linda Fregni Nagler, Teresa Giannico, Massimo Grimaldi, Francesco Jodice, Giovanni Ozzola, Giulia Parlato e Davide Tranchina.

Senza Titolo, curata da Francesco Stocchi, è un laboratorio sperimentale che tenta di riposizionare l’artista al centro, come “costruttore di mondi”. Desidera restituire dignità all’immaginazione e alla responsabilità creativa, distaccandosi dalle logiche di mercato. Micol Assaël, Martino Gamper, Adelaide Cioni, Alessandro Sciarroni, tra gli altri, danno corpo a una visione dell’arte come spazio operativo e costruttivo. I protagonisti della sezione a cura di Stocchi sono Micol Assaël, Luca Bertolo, Adelaide Cioni, Martino Gamper, Valerio Nicolai, Lulù Nuti, Pietro Roccasalva, Arcangelo Sassolino e Alessandro Sciarroni.

In Il corpo incompiuto, Alessandra Troncone interroga invece le metamorfosi dell’identità umana a partire dal corpo. Non più come entità definita, ma in continua ridefinizione. «Se la genetica esaurisca i predicati dell’essere umano – si chiede la curatrice – è tema che trova risposte diversificate e mai univoche». Il corpo si mostra così come luogo instabile, attraversato da mutazioni, culture, relazioni e immaginari. Si porta voce e testimone di una riflessione aperta sul futuro stesso dell’umano.

Chiude il percorso I giovani e i maestri: la Quadriennale del 1935, un lavoro di scavo storico, un ritorno alle origini affidato a Walter Guadagnini. Non una vera e propria sezione della Quadriennale, I giovani e i maestri consiste in un progetto espositivo a parte. Ripensando alla celebre edizione del ’35, la sezione restituisce uno spaccato della cultura artistica italiana dell’epoca, con opere di De Chirico, Severini, Mafai, Capogrossi, Martini, Marini e molti altri, molte delle quali tornano visibili al pubblico dopo decenni. “Questa è la mostra delle mostre, un’orchestra, una concentrazione”, scriveva nel 1935 Virgilio Lilli ne La Lettura. Guadagnini ci restituisce quella stratificazione di stili, di scuole. Dalla Scuola Romana al Secondo Futurismo, dall’astrattismo a quella giovinezza dell’arte che tutt’oggi dialoga con la nostra idea di contemporaneità.

Luigi Bartolini, Mario Broglio, Corrado Cagli Cagnaccio di San Pietro, Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli, Gisberto Ceracchini, Giovanni Colacicchi, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Antonio Danghi, Pericle Fazzini, Leonor Fini, Carlo Levi, Osvaldo Licini, Mario Mafai, Marino Marini, Arturo Martini, Giorgio Marandi, Milena Pavlovic Barilli, Fausto Pirandello, Enrico Prampolini, Regina Cassolo Bracchi, Giovanni, Romagnoli, Scipione Bonichi, Gino Severini, Mario Sironi, Luigi Trifaglio, Gianfilippo Usellini Farpi Vignoli e Alberto Ziveri sono i protagonisti di quest’ultima sezione.

Noi nel Mondo, uno sguardo oltre i confini

Il progetto speciale Noi nel mondo, affidato a Christian Caliandro, si interroga invece sul modo in cui l’arte italiana viene percepita all’estero. Ne nascerà un report bilingue (previsto per l’autunno 2025), corredato da videointerviste, un podcast e due incontri internazionali. Non sarà solo un’analisi, ma una forte riflessione sulle traiettorie future della scena artistica globale, sostenuta dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.